Quali sono le tecniche utilizzate in Permacultura?

  • WASPA
  • Analisi dei Settori
  • Definizione delle Zone
  • Analisi Funzionale
  • Yoga Nidra

Quali tecniche e in quale momento?

Per un sito agricolo, io partirei da WASPA come cornice di sequenziamento (ti impone subito “acqua prima di tutto”), e dentro quel frame farei lavorare le altre tre tecniche nell’ordine più naturale.

Ordine che applicherei per primo (e perché)

  1. WASPA (prima)
    Serve a impostare subito la domanda giusta: “Qual è il destino dell’acqua? e come evito di progettare cose che poi l’acqua distrugge?”

  2. Analisi dei Settori
    Perché sole/venti/rischi/rumori sono “forze” che condizionano acqua, comfort, colture e posizionamenti.

  3. Definizione delle Zone
    Per mettere in ordine la frequenza d’uso (logistica umana e operativa) prima di disegnare dettagli.

  4. Analisi Funzionale
    La farei dopo aver chiarito forze (settori) e frequenze (zone), così la matrice funzioni×elementi nasce su un quadro realistico e produce connessioni davvero eseguibili.

In sintesi: WASPA → Settori → Zone → Analisi funzionale.


Come proseguirei nella fase ORP di ORPA+ (Osserva–Rifletti–Progetta)

O — Osserva (raccolta)

  • Rilievo acqua/quote/ristagni + accessi reali

  • Dati vento/sole/rischi (per settori)

  • Routine operative e percorsi (per zone)

  • Inventario elementi esistenti (strutture, aree stoccaggio, macchine, piante, animali)

R — Rifletti (interpretazione)

  • Applico WASPA per definire priorità (W e A dominano)

  • Produco mappa settori con implicazioni (frangivento, ombre, protezioni, rischi)

  • Bozza zone in base a lavoro/frequenza

  • Definisco funzioni non negoziabili (acqua, suolo, logistica, reddito…)

P — Progetta (sintesi e layout)

  1. W (Water): layout idrico (rallenta/infiltra/defluisce/accumula) + regole di portanza/traffico

  2. A (Access): tracciati e percorsi coerenti con W

  3. S (Structures): posizionamento depositi, platee compost, aree operative

  4. Zone: aggiorno/chiudo le zone alla luce di W-A-S

  5. Analisi funzionale: matrice Funzioni×Elementi + mappa connessioni (output→needs)

  6. P (Plants) e Animals: impianti/rotazioni/paddock dopo che W-A-S sono solidi

WASPA

WASPA: il ritmo giusto per costruire un sistema che “fila”

In permacultura gira da anni un acronimo semplice e potentissimo: WASPA = Water, Access, Structures, Plants, Animals. È una regola pratica che suggerisce l’ordine di implementazione di un progetto, per ottenere “facilità e flusso” invece di correzioni infinite.

Immagina di arrivare su un terreno (o in un progetto) con entusiasmo: la tentazione è piantare subito, “mettere vita”. WASPA ti prende per mano e ti dice: prima metti in sicurezza il destino dell’acqua, poi il movimento, poi ciò che resta fisso; solo dopo investi in biologia e animali. È un ordine di buon senso fisico prima ancora che agricolo.


W — Water: prima il destino dell’acqua

L’acqua è la regista silenziosa: decide dove il suolo si compatterà, dove ristagnerà, dove eroderà, dove sarà fertile. Se sbagli qui, tutto il resto lavora contro di te.

Cosa fai, in pratica

  • Leggi flussi, ristagni, infiltrazione, punti di erosione.

  • Definisci dove vuoi rallentare, infiltrare, accumulare, drenare.

  • Fissi le regole d’uso: quando posso entrare con mezzi? dove non devo disturbare?

Immagine: è come scegliere il “letto del fiume” prima di arredare la casa.


A — Access: poi i percorsi del movimento

Accesso significa: persone, carriole, trattori, animali, logistica. Se i percorsi non sono coerenti con l’acqua, avrai fango, danni al suolo, tempi morti e frustrazione.

Cosa fai

  • Tracci i percorsi reali (quelli che userai davvero, non quelli “belli”).

  • Progetti i passaggi evitando le zone fragili e rispettando le scelte idriche.

  • Prevedi aree di manovra, carico/scarico, stoccaggi.

Immagine: prima di piantare un bosco, decidi dove passerai ogni giorno.


S — Structures: poi ciò che è difficile spostare

Le strutture includono edifici, recinzioni, pergole, platee compost, tettoie, punti acqua, magazzini… Tutto ciò che, una volta messo, “blocca” molte scelte.

Cosa fai

  • Posizioni strutture a servizio di acqua e accessi (non il contrario).

  • Scegli strutture che riducono lavoro e aumentano sicurezza.

  • Definisci dove stanno “nodi” del sistema (stoccaggi, compost, attrezzi).


P — Plants: poi la biologia vegetale

Quando acqua, accessi e strutture sono a posto, le piante smettono di essere “decorazione” e diventano infrastruttura vivente: copertura, radici, biomassa, microclima, fertilità.

Cosa fai

  • Parti da funzioni: coprire, rompere compattazione, nutrire suolo, impollinatori, frangivento…

  • Disegni consociazioni, successioni, rotazioni.

  • Pianifichi irrigazione e manutenzioni in modo realistico.


A — Animals: infine gli animali (quando il sistema li può reggere)

Gli animali accelerano cicli e trasformazioni (biomassa → fertilità, gestione erbe, disturbo utile), ma amplificano anche errori (fango, compattazione, perdite, stress).

Cosa fai

  • Metti gli animali dove aiutano funzioni già impostate.

  • Progetti recinzioni, acqua, ripari, e soprattutto routine (chi fa cosa e quando).

  • Parti piccolo, osserva, poi aumenti.

*(Nota: in alcune versioni trovi “WASP” senza Animals; l’idea resta la stessa: aggiungere complessità biologica solo dopo aver sistemato la base.)


Perché WASPA funziona: evita il “lavoro due volte”

WASPA è una medicina contro l’errore più comune: piantare e costruire prima di capire acqua e movimento. Molte persone raccontano di aver dovuto rifare sentieri, spostare strutture o ripensare recinzioni perché l’acqua e gli accessi non erano stati messi in ordine.


Mini-checklist WASPA (da tenere in tasca)

  • Water: ho una mappa dei flussi + 3 decisioni chiare (rallenta/infiltra/accumula o drena)?

  • Access: i percorsi funzionano anche con terreno bagnato e rispettano l’acqua?

  • Structures: ciò che fisso oggi non mi bloccherà domani?

  • Plants: le piante rispondono a funzioni misurabili (copertura, biomassa, microclima)?

  • Animals: ho logistica + routine + soglie (quando fermarmi/correggere)?


Dove si colloca in ORPA+

Se usi ORPA+ come “metodo casa”, WASPA è un metodo specializzato di sequenziamento che entra soprattutto in:

  • R (Rifletti): per decidere priorità e ordine degli interventi

  • P (Progetta): per costruire il piano lavori

  • A (Agisci): per eseguire i cantieri nell’ordine giusto

 

Analisi dei Settori

Progettazione Spaziale

L’analisi dei settori tratta delle energie e delle risorse che entrano ed escono o fluiscono attraverso il luogo, energy entering or flowing through the site, Mollison dictu.

  • Sole – Esempio – All’azienda agricola La Via Antiga
    1. negli equinozi di Primavera (21/03) e d’Autunno (21/09) il Sole a mezzogiorno si trova alla seguente altezza = 90° – Latitudine = 90° – 45° 38’ = 44° 22’.
    2. Summer Sun Window: il giorno del solstizio d’estate (21/06), il sole si alza sull’orizzonte alle ore 05:22 a 54° (fatto 0° il Nord), a mezzogiorno raggiunge l’altezza di (90° – 45° 38’ + 23° 26’ =) 67° 48’ e tramonta alle 21:03 a 306°. La durata del giorno è di 15h e 41m.
    3. Winter Sun Window: il giorno del solstizio d’inverno (21/12), il sole si alza sull’orizzonte alle ore 07:47 a 123° (fatto 0° il Nord), a mezzogiorno raggiunge l’altezza di (90° – 45° 38’ – 23° 26’ =) 20° 56’ e tramonta alle 16:30 a 237°. La durata del giorno è di 8h e 43m
    4. Energia solare media al suolo (stima): 51% x 1,370 kW m-2 x (24h/d x 365 d/y =) 8.760/2 h y-1 = 3.060 kWh m-2 y-1
    5. Energia solare media per ettaro (stima): 3.060 kWh m-2 y-1 x 10.000 mq/ha = 30.600.000 kWh y-1 ha-1.
  • Venti – Esempio – A La Via Antiga, la Bora è il vento predominante. Esso soffia da est, nord-est. Eventi rilevanti negli ultimi anni: uragano locale inizialmente spinto da venti di maestrale (vento a 120 km/h con formazione di tromba d’aria): 10/08/2017; burrasca locale: 17/08/2021. Entrambi i fenomeni hanno provocato danni sia al capitale naturale, sia al capitale costruito.
  • Vista – Esempio – Dalla strada comunale verso Nord si vedono le cime delle Dolomiti (Pala di San Martino 2.982 m, Pelmo 3.168 m, Antelao 3.264 m) e il gruppo del Monte Cavallo (2.251 m) proprio di fronte.
  • Rumori – Esempio – Rumore da sud-ovest provocato dal Consorzio di Bonifica per lo stridore di marchingegni meccanici nei giorni e nelle ore di pulizia delle grate dalle alghe depositate su di esse. Rumore da trasvolo di aerei ed elicotteri militari nella direzione sud-ovest vs nord-est
  • Odori – Esempio – Odore sgradevole di digestato da ovest provocato da azienda agricola nei giorni di pulizia delle vasche.
  • Inquinamento chimico – Esempio –Deriva di fitofarmaci dai campi dei vicini confinanti, peraltro in gran parte bloccata dalle siepi e dalle macchie boscate che circondano l’azienda.
  • Inondazioni – Esempio – A La Via Antiga il rischio di inondazioni può essere elevato quando si abbia la concomitanza di tre fenomeni: aumento piogge concentrate, innalzamento livello del mare, rottura argini del Canale Piavon – Brian.
    Il Canale Brian, che convoglia le acque al mare, se soggetto alla rottura di un suo argine sinistro, allagherebbe i terreni drenati della bonifica, a cominciare dai più bassi (oltre -300 cm slm), per poi sommergere anche quelli aziendali ( -90 cm slm, uno dei punti più alti della bonifica). Nel 1966 le acque del Canale Piavon, che a valle prende il nome di Canale Brian,  hanno superato gli argini (senza romperli) per la piena e le terre hanno cominciato ad allagarsi. I terreni dove oggi si è insediata La Via Antiga si sono salvati dall’alluvione del 1966.
  • Campi Magnetici
  • Fuoco – Esempio – A La Via Antiga il rischio di incendio  può essere provocato da fonti aziendali: cataste di balloni di paglia all’aperto (circa 150 balloni prodotti all’anno), cataste di balle di fieno sotto tettoia (circa 210 rotoballe prodotte all’anno), cataste di legna tagliata sotto tettoia (qualche centinaio di mc), cisterna del gasolio da 3.000 lt, corto circuito su impianti elettrici ad alta tensione a corrente continua prodotta da impianti fotovoltaici posati a norma. Presenza di 5 estintori a polvere ABC e 1 estintore a CO2.
  • Fenomeni Sismici – Esempio – A La Via Antiga il rischio di danni da terremoto è basso per la presenza di suoli profondi con falde acquifere in profondità, la prima a 155 m. L’acqua trasmette bene le onde P, primary waves, (~1.500 m/s), ma non con la stessa efficienza della roccia solida (5.000–8.000 m/s), e le onde S, shear waves, non si propagano attraverso l’acqua.

Definizione delle Zone

Progettazione Spaziale

Nell’analisi delle zone prenderò in esame le energie e le risorse disponibili sul posto, energy available on site, Mollison dictu.

Per le zone ragionerò su:

  • le persone,
  • gli elementi naturali: stagno, macchie boscate, siepi, prati, giardini;
  • gli elementi coltivati: orti, frutteti, erbai, seminativi;
  • gli elementi allevati: cervi, daini, mufloni, polli e galline, anatre e oche;
  • gli elementi costruiti: fabbricati rurali quali abitazioni, agriturismi, tettoie, impianti fotovoltaici, caminetti, barbecue, forni in terra cruda, colonnine per acqua da acquedotto ed energia elettrica, pozzi, fienili, legnaie, stalle, recinti, serre, aiuole in tufo, filari in pali e filo in acciaio, impianti di irrigazione, cisterna per gasolio, contenitori per raccolta acqua piovana;
  • le macchine: trattrici, rimorchi e attrezzi agricoli,
  • i carburanti fossili,
  • i prodotti agricoli stoccati: cibo, legna, fieni, paglie, granaglie, cumuli di compost e, per finire,
  • i rifiuti prodotti e stoccati in attesa di smaltimento.

Nell’assegnazione di un codice zona a un elemento esistente è conveniente tenere conto dei due criteri indicati da Bill Mollison:

  1. the number of times you need to visit the plant, animal or structure;
  2. the number of times the plant, animal or structure needs you to visit it.
  • Zona 00, me stesso, la mia salute, i miei valori, i miei pensieri, il mio comportamento, le mie relazioni con gli altri, i miei sentimenti, le mie emozioni, i miei desideri e i miei progetti; 
  • Zona 0, ad esempio, la casa dove abito;
  • Zona 1, ad esempio, il giardino attorno alla casa di abitazione, dove giornalmente mi reco a raccogliere erbe aromatiche e fiori eduli quando presenti, o per curare e ammirare le piante perenni (quasi 150 specie), o a portare da mangiare ai due gatti (Rosso e Dragone) e al mio cagnone Dober;
  • Zona 2, ad esempio, gli orti, i recinti e le stalle con gli animali, dove al mattino
    • do ogni giorno l’acqua del pozzo da bere a tutti gli animali,
    • porto granelle intere (orzo, frumento o mais), quotidianamente, a polli e galline, anatre e oche,
    • porto granelle intere (orzo, frumento o mais), a giorni alterni, a cervi, daini e mufloni,
    • porto col trattore dotato di muletto a forche, una volta alla settimana, i balloni di paglia (350 kg) da stendere per la lettiera e le rotoballe di fieno (250 kg) per l’alimentazione di cervi, daini e mufloni;
  • Zona 3, ad esempio, le asparagiaie di asparagi verdi, i filari di more e di alberi da frutto, i campi di orzo, frumento, mais e soia, loietto ed erba medica;
  • Zona 4, ad esempio, le siepi di filari alberati lungo i fossi, le fasce inerbite di passaggio, i filari spersi di alberi da frutto sui limiti della macchie boscate o lungo gli argini dei fossi;
  • Zona 5, ad esempio, lo stagno, le macchie boscate naturaliformi, le sponde dei canali inerbiti di bonifica, le stradine di terra o ghiaia dove vado a correre, i prati con le orchidee spontanee.

Analisi funzionale nella progettazione permaculturale

Come passare da “dove metto le cose” a “come le cose lavorano insieme”

  1. Che cos’è (davvero) l’analisi funzionale

L’analisi funzionale è un metodo per:

  1. Definire le funzioni essenziali del sistema (acqua, fertilità, accesso, microclima, cibo, reddito, apprendimento, ecc.).
  2. Tradurre ogni funzione in bisogni misurabili (quanta acqua, dove, quando; quanta biomassa; quali tempi; quali standard di qualità).
  3. Scegliere elementi che producano più funzioni (stacking) e collegarli in modo che gli output di uno diventino input dell’altro.
  4. Inserire ridondanza intelligente (più elementi che svolgono la stessa funzione critica) per aumentare resilienza e continuità.

In altre parole: non progetti un “pollo”, progetti “controllo parassiti + fertilità + gestione scarti + uova/carne + lavoro didattico”, e poi vedi se il pollo è l’elemento migliore, e con chi deve essere collegato.

In permacultura, una delle differenze decisive rispetto a molti approcci “a elenco” (orto, frutteto, pollaio, laghetto…) è che il progetto non nasce dagli oggetti, ma dalle funzioni. L’analisi funzionale è il passaggio in cui smetti di chiederti “che elementi voglio?” e inizi a chiederti “che cosa deve accadere qui, ogni giorno, per far funzionare il sistema?”.

È un cambio di prospettiva potente perché ti porta a progettare relazioni (flussi di energia, acqua, nutrienti, lavoro, informazioni) invece che “piazzare componenti”. E, quando le relazioni sono ben progettate, il sistema richiede meno input esterni, meno fatica e produce più resilienza.

0. Chi ha introdotto l’analisi funzionale in permacultura? E da chi l’ha imparata?

Chi l’ha introdotta (nel senso “dentro la permacultura”)

  • L’uso esplicito di Functional Analysis come strumento/principio è associato a Bill Mollison (co-fondatore della permacultura con David Holmgren) ed è riportato nella letteratura didattica legata al PDC e a Introduction to Permaculture (dove compare proprio la definizione operativa).
  • Holmgren stesso ricorda che permacultura nasce come lavoro congiunto con Mollison (metà anni ’70) e che l’approccio è “systems thinking” applicato al design.

“Da chi l’ha imparata?”

Non c’è un unico “maestro” dell’analisi funzionale: è una traduzione permaculturale di metodi di pensiero sistemico (input/output, funzioni, relazioni) che esistevano già in ecologia e teoria dei sistemi.

Detto questo, le fonti più riconosciute (e dichiarate) come influenza sono:

  • Systems ecology come fondazione scientifica dei principi di design; Holmgren cita esplicitamente l’ecologia dei sistemi e, in particolare, l’ecological energetics di Howard Odum come influenza importante.
  • Un filone di design/patterns (spesso ricondotto a Christopher Alexander) come cornice di “design thinking” per collegare elementi e funzioni.
  • In una riflessione recente, Holmgren distingue anche il suo rapporto più forte con Odum rispetto a Mollison, che “referenziava” quel lavoro ma era più centrato sul potere creativo del design.

In sintesi:

  • Dentro la permacultura, l’analisi funzionale entra con Mollison (nel corpus PDC/Introduction)

come idea, viene da pensiero sistemico + sistemi ecologici (Odum) + design/patterns (Alexander)

  1. Il cuore: bisogni, prodotti, comportamenti

Ogni elemento del sistema (una siepe, un laghetto, una compostiera, un sentiero, una serra, una capra, una tettoia) ha tre facce operative:

  • Bisogni (Needs): cosa gli serve per funzionare bene? (acqua, ombra, manutenzione, cibo, tempo, protezione, competenze…)
  • Prodotti/Rese (Yields): cosa produce? (cibo, biomassa, ombra, calore, fertilità, habitat, servizio, reddito, bellezza…)
  • Comportamento (Behavior): come si comporta nel tempo? (stagionalità, picchi, rischi, crescita, disturbi, cicli…)

L’analisi funzionale serve a far combaciare:
Bisogni di un elemento ← Rese di un altro, nello stesso luogo e tempo, con costi di gestione minimi.

  1. Procedura pratica in 7 passi

Passo 1 — Definisci confine e scopo

  • Confine: cosa stai progettando e cosa no (spazio, budget, tempo, persone).
  • Scopo: non “un orto bello”, ma funzioni: “cibo fresco 8 mesi/anno”, “riduzione irrigazione”, “laboratori didattici”, “riduzione scarti organici”.

Passo 2 — Elenca le funzioni indispensabili (le “non negoziabili”)

Esempi tipici:

  • Acqua: raccolta, stoccaggio, distribuzione, drenaggio
  • Fertilità: materia organica, azoto, minerali, biologia del suolo
  • Microclima: vento, ombra, calore, umidità
  • Accesso e logistica: percorsi, aree lavoro, carico/scarico
  • Produzione: cibo, biomassa, semi, legna, foraggio
  • Sicurezza e rischi: incendi, allagamenti, predazione, malattie
  • Valore umano: comfort, apprendimento, estetica, reddito

Passo 3 — Traduci ogni funzione in requisiti concreti

Esempio: “ridurre irrigazione” → “aumentare infiltrazione + pacciamatura + ombreggiamento + stoccaggio acqua piovana + suolo spugnoso”.

Passo 4 — Elenca gli elementi possibili (esistenti e nuovi)

  • Esistenti: suolo, piante, edifici, recinzioni, fossi, attrezzi, persone, competenze.
  • Nuovi: siepi multifunzione, swales, laghetto, compost, pollaio mobile, tettoie, serre, ecc.

Passo 5 — Matrice Funzioni × Elementi (lo strumento più utile)

Crea una tabella dove:

  • righe = funzioni
  • colonne = elementi
    Metti una X dove un elemento contribuisce a una funzione.
    Obiettivo: ogni funzione critica deve avere più di un elemento che la sostiene; ogni elemento dovrebbe sostenere più funzioni.

(Se un elemento fa una sola cosa, è sospetto: o è un lusso, o ti sta mancando il modo di integrarlo.)

Passo 6 — Disegna le connessioni ad alto rendimento

Chiediti: “Quali connessioni riducono lavoro e input esterni?”

  • scarti cucina → compost → orto → cucina
  • acqua tetto → cisterna → irrigazione a gravità → frutteto
  • biomassa siepe → pacciamatura → suolo → ritenzione idrica → meno irrigazione
  • ombra alberi → microclima → stress idrico minore → resa più stabile

Passo 7 — Test di robustezza (disturbi e colli di bottiglia)

Per ogni funzione critica, chiedi:

  • Cosa succede se manca acqua per 30 giorni?
  • Se una persona chiave non c’è per 2 settimane?
  • Se arriva un’alluvione / gelo / vento forte?
  • Se aumentano i parassiti?
    Se la risposta è “collassa tutto”, manca ridondanza o le connessioni sono fragili.
  1. Un mini-esempio (semplice ma reale): fertilità e scarti organici

Funzione: gestire scarti organici e costruire fertilità senza comprare concimi.

Elementi possibili:

  • Compostiera “calda”
  • Vermicompost
  • Area cippato/ramaglie
  • Siepe da biomassa (salice, robinia dove consentita, sanguinello, ecc.)
  • Pollaio o animali che “lavorano” gli scarti (se coerente)
  • Letame/lettiera compostata
  • Aiuole con pacciamatura permanente

Connessioni ad alto rendimento:

  • scarti cucina → vermicompost → piantine/orto
  • ramaglie potatura → cippato → pacciamatura frutteto → umidità + funghi utili
  • lettiera → compost caldo → orto + frutteto
  • siepe biomassa → tagli periodici → pacciamatura + habitat insetti utili

Risultato funzionale: meno rifiuti, suolo più spugnoso, meno irrigazione, più resilienza, più produzione.

  1. Errori tipici (e come evitarli)
  • Partire dagli oggetti (“voglio un laghetto”) invece che dalla funzione (“voglio stoccaggio + biodiversità + microclima + didattica”).
  • Elementi monofunzione: aumentano costi e manutenzione.
  • Connessioni lontane: se l’output è distante dal bisogno, non verrà usato (o costerà troppo lavoro).
  • Niente ridondanza sulle funzioni critiche (acqua, accesso, fertilità, protezione vento).
  • Ignorare la stagionalità: funzioni che servono in luglio non si risolvono con output che arrivano in novembre.
  1. Template rapido

Funzioni critiche (max 12):

  1. … 2) … 3) …

Per ogni funzione:

  • Requisito concreto (numeri/tempi): …
  • Elementi che contribuiscono (almeno 2): … + …
  • Connessioni chiave (output→input): …
  • Rischio/collo di bottiglia: …
  • Ridondanza/backup: …

Yoga Nidra

Progettazione Senza Tempo

Onde Cerebrali

Che cosa è lo Yoga Nidra?

La pratica dello Yoga Nidra è una pratica che progressivamente porta doni nel tempo.

  • Imparare a rilassare tutti i muscoli del corpo, eccettuati i muscoli del sistema respiratorio e del sistema cardiovascolare, azione che, con la chiusura degli occhi e il focus sul respiro, porta benessere e piacere.
  • Accedere in una Terra senza Tempo: lo spazio del respiro spontaneo e del silenzio interiore, dove l’ordine temporale è assente e i pensieri ci lasciano via via che sprofondiamo nel nostro periconscio.
  • Esplorare l’occhio sullo schermo dietro gli occhi!
  • Navigare nello stato ipnagogico, tra veglia e sonno, non di veglia e non di sonno, uno stato in cui le immagini sono chiarissime, e a un tempo sembrano reali e a un tempo sembrano di fantasia.
  • Scoprire che la pratica di Nidra abbassa lo stress a livelli mai visti.
  • Scoprire che, durante e dopo la pratica per qualche tempo ancora, il sistema parasimpatico (eat and feast) prende il sopravvento sul sistema simpatico (fight or flight), e che in quel mentre nel nostro corpo iniziano processi di guarigione e di rinnovamento fisico e mentale.
  • Costruire nel tempo una nuova capacità di ascolto del nostro corpo, imparare a prendere in considerazione i segnali del nostro corpo e a meditare su di essi nello stato di veglia; fra i segnali, prendiamo ad esempio il dolore (es.: male a una certa parte della testa), considerare il dolore non più come un segnale da eliminare con una pastiglia (cosa che faccio raramente, magari una volta ogni 5 anni) ma come, al tempo stesso, una spia di allerta e uno stimolo alla ricerca di un sentiero di guarigione personale, ipotizzando una probabile causa e proponendo un probabile rimedio (di solito un cambiamento nello stile di vita) che mi sembra connesso alla causa del dolore. Diventare quindi, per quanto possibile, medici non-allopatici di noi stessi.
  • Scoprire nuovi campi del reale che indicavo con alcuni nomi quali: veglia, sonno, sogno, ma anche: pensieri, intuizioni, ricordi, fantasie. Prima dello Yoga Nidra, mi bastava conoscere il nome. Adesso, invece, desidero andare oltre ed esplorare col tempo una nuova frontiera, di cui sono quasi completamente ignorante. Ma la curiosità intellettuale è tanta che desidero iniziare a classificare, ordinare e quantificare, per quanto possibile, con i miei modesti mezzi di ricerca, i fenomeni che vanno sotto questi nomi. La curiosità è tanta almeno quanta è la volontà di provare la pratica, e tentare di comprendere le suggestioni e le emozioni che la pratica mi lascia, non solo con la mente razionale, che è un servo fedele, non solo con la mente intuitiva, che è un dono sacro, ma anche con tutto il mio essere. Vagare in modo aperto nel dominio del Sonno e dei Sogni.
  • Personalmente, uso la tecnica per risolvere problemi difficili. Prima di addormentarmi penso intensamente al problema da risolvere e, mentre penso, passo nello stato ipnagogico. Esiste l’io, non esiste il tempo. In quello stato, dopo più notti, alle volte, trovo una soluzione. Il mattino successivo, nello stato ipnopompico, ripenso alla soluzione individuata. Poi mi  alzo e mi metto alla “scrivania” e scrivo la soluzione su carta o in word. Leggo e rileggo quanto scritto e mi rendo conto di aver trovato una possibile soluzione al problema.

Come esempio, vi propongo la prima guida creata da me

Preparazione

Preparatevi il posto dove assumerete la posizione di Savasana.

Coperte, cuscini, bolsters e qualcosa per coprire gli occhi.

Consapevolezza del Corpo

Chiudete gli occhi.

Ascoltate il vostro corpo.

Sentite i punti di appoggio del corpo alla terra.

Lasciate andare i muscoli, a partire dai piedi fino ad arrivare alla testa, alla bocca e agli occhi.

Respiro

Ascoltate il vostro Respiro Naturale.

Ascoltate il via vai dei vostri pensieri. Accettateli uno per uno e poi lasciateli andare.

Ascoltate il silenzio all’interno del vostro corpo.

Viaggio o Rotazione della Coscienza

C’era una volta la dea Yoga Nidra.

Un autunno, Yoga Nidra vide una foglia che si staccava da un albero e che lentamente, con delicatezza, si posava nello spazio al centro tra le vostre sopracciglia.

La Dea si fece piccina piccina.

Poi, agilmente, leggera come una piuma, Yoga Nidra salì sulla foglia, si voltò, e come per magia, e dopo avervi chiesto il permesso, si ritrovò all’interno dello spazio al centro della vostra nuca.

La sede dello stato di Veglia(Gong della campana tibetana)

E lì si fermò ad osservare il via vai dei vostri pensieri, ad ascoltare il ritmo del vostro respiro naturale, respiro che oscillava ciclicamente come le onde dell’Oceano, dentro e fuori, dentro freddo, fuori tiepido, dentro appena più denso, fuori appena più rarefatto.

Yoga Nidra osservava il ciclo oscillante del Respiro Naturale e ascoltava il Silenzio, senza muoversi, distesa sulla foglia dai caldi colori autunnali.

Poi cominciò a muoversi, passò la bocca, scese lungo la gola e si fermò alla base di essa.

La sede dello stato di sogno(Gong della campana tibetana)

Proseguì verso la spalla sinistra e da lì lungo il braccio arrivò al gomito, al polso e, lungo il dorso della mano sinistra, salì alla punta del pollice.

E ovunque Yoga Nidra passasse, sentiva i muscoli che si allentavano e il vostro braccio si faceva pesante, preda della forza di gravità.

Passò tra le dita, dall’indice al medio, e quindi all’anulare e infine al mignolo e poi risalì lungo il palmo della mano sinistra verso il polso, il gomito e la spalla sinistra per ritornare alla fossetta al fondo della gola.

Vide la Luna Gialla, era tre quarti scura e un quarto lucente, e la notte era stellata e ogni scorcio le parve bello e ammirevole.

Proseguì verso la spalla destra e da lì lungo il braccio arrivò al gomito, al polso e, lungo il dorso della mano destra, salì alla punta del pollice.

E ovunque Yoga Nidra passasse, sentiva i muscoli che si allentavano e il vostro braccio si faceva pesante, preda della forza di gravità.

Passò tra le dita, dall’indice al medio, e quindi all’anulare e infine al mignolo e poi risalì lungo il palmo della mano destra verso il polso, il gomito e la spalla destra per ritornare alla fossetta al fondo della gola.

Vide la Luna Gialla, era metà scura e metà lucente, e la notte era stellata e ogni scorcio le parve bello e ammirevole.

Proseguì verso lo spazio del cuore.

Sentiva da vicino il pulsare tranquillo e lento del cuore.

La sede dello stato di Sonno Profondo(Gong della campana tibetana)

Quindi, sempre serena, scese all’ombelico, al centro dell’osso pubico e, senza fermarsi, proseguì verso l’anca sinistra e da lì lungo la coscia arrivò al ginocchio, alla caviglia e, lungo il dorso del piede sinistro, salì alla punta dell’alluce.

E ovunque Yoga Nidra passasse, sentiva i muscoli che si allentavano e la vostra gamba si faceva pesante, catturata della forza di gravità.

Passò tra le dita del piede, dal secondo dito al terzo, e quindi al quarto e al quinto e poi risalì lungo il ventre del piede sinistro verso la caviglia, il ginocchio e la coscia fino all’anca sinistra per ritornare al centro dell’osso pubico, e, senza fermarsi, proseguì verso l’anca destra e da lì lungo la coscia arrivò al ginocchio, alla caviglia e, lungo il dorso del piede destro, salì alla punta dell’alluce.

E ovunque Yoga Nidra passasse sentiva i muscoli che si allentavano e la vostra gamba si faceva pesante, catturata della forza di gravità.

Passò tra le dita del piede, dal secondo dito al terzo, e quindi al quarto e al quinto e poi risalì lungo il ventre del piede destro verso la caviglia, il ginocchio e la coscia fino all’anca destra per ritornare al centro dell’osso pubico.

(Ricordate? Yoga Nidra si era fatta piccina piccina e quindi anche la sua testa era piccina piccina)

Qui appoggiò la testa al centro dell’osso pubico e sussurrò una parola FERTILITÀ!

Poi risalì verso l’ombelico e si fermò.

Qui appoggiò la testa al centro dell’ombelico e sussurrò una parola ABBONDANZA!

Poi risalì verso il centro dello spazio del Cuore e si fermò.

Qui appoggiò la testa al centro dello spazio del Cuore e sussurrò una parola AMORE!

Poi risalì verso la fossetta al centro del fondo della Gola e si fermò.

Qui appoggiò la testa al centro del fondo della Gola e sussurrò una parola LIBERTÀ!

E fu allora che vide la Luna Gialla, era piena, tutta lucente e sorridente, e la notte era stellata e ogni scorcio le parve bello e ammirevole.

Poi riprese a muoversi, risalì lungo la gola, passò la bocca e si fermò nello spazio dietro il punto dove le sopracciglia si incontrano.

Qui appoggiò la testa al centro dello spazio dietro il punto dove le sopracciglia si incontrano e sussurrò una parola PACE!

Yoga Nidra osservava il ciclo oscillante del Respiro Naturale e ascoltava il Silenzio, senza muoversi, distesa sulla foglia dai caldi colori autunnali.

Cantò la vibrazione primordiale AUM e lasciò che la vibrazione del mantra si spandesse in tutto il vostro corpo per rigenerare sanare.

(Gong della campana tibetana)

Poi fu il silenzio per alcuni minuti.

(Gong della campana tibetana)

Solo il ritmo ciclico oscillante del respiro.

I respiri sono come le onde dell’oceano.

Come quando inspirate, l’aria entra nelle vostre narici e abbandona il Cielo, così quando si frangono, le onde entrano sulla spiaggia e abbandonano l’Oceano.

Come quando espirate, l’aria lascia le vostre narici e si riunisce al Cielo, così quando si ritirano, le onde lasciano la spiaggia e si riuniscono all’Oceano.

Yoga Nidra osservava il ciclo oscillante del Respiro Naturale e ascoltava il Silenzio, senza muoversi, distesa sulla foglia dai caldi colori autunnali.

Quindi, Yoga Nidra si voltò e, come per magia, e dopo avervi chiesto il permesso, si ritrovò all’esterno della vostra nuca, nello spazio al centro tra le vostre sopracciglia.

La Dea si permise un piccolo sorriso e, colma di gratitudine verso ciascuno di voi, Yoga Nidra lasciò la foglia e, riprese le dimensioni normali, volò verso l’Oceano di Latte a proteggere Vishnu dormiente, disteso sul Serpente dalle molte teste.

(Gong della campana tibetana)

Poi fu il silenzio per alcuni minuti.

(Gong della campana tibetana)

Sensazioni del Corpo

Ascoltate come vi sentite, chiedetevi se sentite suoni, odori, gusti, la sensazione tattile dei vostri vestiti sulla pelle.

Vi sentite riposati nel corpo e nella mente?

Risveglio del Corpo

Quando aprirete gli occhi, forse vi ricorderete con un lieve sorriso le cinque parole pronunciate dalla dea Yoga Nidra:

FERTILITÀ

ABBONDANZA

AMORE

LIBERTÀ

PACE.

Questa pratica di Yoga Nidra è finita.

Ora lentamente muovete le dita dei piedi, le dita delle mani, strusciate la lingua contro il palato, piegate le gambe, portate le braccia dietro la testa …

E, ora, giratevi sul fianco destro, attendete qualche respiro e, quando sarete pronti,  appoggiate la mano sinistra a terra e alzatevi a sedere, sempre con gli occhi chiusi.

Chiudiamo questa pratica con tre AUM.

Namastè (mi inchino davanti a voi)

COMPOST E INOCULI

Dal metodo di rigenerazione del suolo discendono, tra le tecniche, anche le seguenti:

  • compostaggio, quali i compost termici e i vermicompost;
  • preparazione e distribuzione di estratti di compost;
  • preparazione e distribuzione di tè areati di compost;
  • preparazione e distribuzione di inoculi.

Compost Termici

Ci sono due tipi di compost termici:

  • compost termici aerobici,
  • compost termici anaerobici.

Vermicompost

Estratti di compost

Te areati di compost

Inoculi