“Tutto scorre dal mare, e al mare ritorna.”
Eraclito (fr. 31 DK)
Gran padre Oceano
Nell’Iliade, Okeanós (Ὠκεανός), chiamato “gran padre” (πατὴρ Ὠκεανός, patēr Okeanós), non è il mare nel senso fisico, ma una divinità primordiale che rappresenta l’origine di tutte le acque e di tutta la vita che scorre e si rinnova, il sangue liquido della Terra. La vita nasce dall’elemento che unisce la Terra e il Cielo, la materia e lo spirito, l’acqua.
Nella cosmogonia greca arcaica (soprattutto in Omero e in Esiodo), Okeanós non è un semplice dio marino come Poseidone, ma una entità cosmica:
è il fiume immenso che circonda la Terra, formando un anello infinito — il limite esterno del mondo conosciuto.
tutte le acque — fiumi, piogge, sorgenti e mari — hanno origine da lui.
Omero lo chiama “genitore degli dèi” e “padre di tutte le cose” (patḗr theṓn te kai pantṓn) (Iliade, XIV, 201-302) perché tutta la vita discende dalle acque.
La sua sposa è Teti (Tēthys), e insieme generano tutte le divinità fluviali e le Oceanine (le ninfe delle acque dolci e salate).
È importante distinguere tra:
Okeanós → principio cosmico e generativo, più vicino all’idea orientale dell’“acqua originaria” o dell’“abisso primordiale”.
Poseidone → dio olimpico del mare in senso geografico, che governa tempeste e navigazioni.
In altre parole:
Okeanós è il mare cosmico che contiene il mondo,
Poseidone è il mare dentro il mondo.
Simbolismo
Chiamarlo “gran padre” significa riconoscere:
la potenza generativa dell’acqua come principio della vita.
il carattere ciclico e eterno del mondo naturale: l’oceano come origine e confine, come culla e tomba di tutte le forme viventi.
Omero riflette qui un’antichissima visione cosmologica del mondo, dove l’acqua non è solo un elemento fisico, ma un principio universale di connessione.
Omero, Iliade, XIV, vv. 201–302.
Esiodo, Teogonia, vv. 133–210.
West, M. L. (1983). The Orphic Poems. Oxford: Clarendon Press.
Vernant, J.-P. (1980). Mythe et pensée chez les Grecs. Paris: Maspero.
Detienne, M. & Vernant, J.-P. (1974). Les ruses de l’intelligence: la métis des Grecs. Paris: Flammarion.
Teti, la moglie di Okeanós
Nella mitologia greca Teti (Tēthys) è una divinità primordiale del mare e la consorte di Okeanós, il grande fiume che circonda il mondo. Insieme formano la coppia cosmica che genera tutte le acque della Terra.
Appare nella Teogonia di Esiodo (vv. 133–210) come figlia di Urano (il Cielo) e Gea (la Terra), appartenente alla generazione divina presente prima degli dèi olimpici.
Con Okeanós, Teti dà vita a una prole sterminata:
3.000 figli maschi, i fiumi (come Nilo, Alfeo, Scamandro, Istro);
3.000 figlie femmine, le Oceanine (ninfe che personificano sorgenti, ruscelli, piogge, nuvole e brine).
Questa genealogia non è solo poetica: rappresenta una visione olistica dei sistemi acquatici planetari ante litteram.
Ogni forma d’acqua — dolce o salata, visibile o invisibile — è vista come una manifestazione della stessa energia vitale generata da Okeanós e Tēthys.
Teti, la moglie di Oceano, non è una dea del mare in senso fisico, come lo saranno poi
- Anfitrite, dea marina secondaria, figlia di Nereo e Doris, sposa di Poseidone e madre di Tritone – rappresenta il mare calmo e ordinato, o
- la ninfa Teti madre di Achille (Zeus e Poseidone, entrambi innamorati di Teti, scoprirono da una profezia che il figlio nato da lei sarebbe stato più grande del padre. Per evitare di essere spodestati, decisero di dare Teti in sposa a un mortale, l’eroe Peleo, re dei Mirmidoni. Il matrimonio tra una dea e un uomo — celebrato sul monte Pelio e narrato in varie fonti (Pindaro, Catullo, Apollonio Rodio) — segna una soglia tra mondo divino e umano. Tutti gli dèi parteciparono, tranne Eris, la dea della Discordia, che gettò il famoso pomo d’oro “alla più bella”, evento che scatenerà la Guerra di Troia. Dal loro amore nacque Achille, il più grande eroe acheo. Teti cercò di renderlo immortale, secondo diverse versioni del mito:
Versione classica (Stazio, Ovidio): Lo immerse nelle acque del fiume Stige, tenendolo per il tallone — l’unica parte non bagnata e dunque vulnerabile (“il tallone d’Achille”).
Versione più antica (Apollonio Rodio): Lo bruciava ogni notte sul fuoco, per consumarne la parte mortale, e lo ungeva con ambrosia. Peleo la sorprese e, spaventato, la interruppe: Teti fuggì via, lasciando il figlio al padre.
Da allora Teti visse nel mare, ma seguì il destino del figlio con amore e dolore, intervenendo spesso per aiutarlo. In Omero, Teti è una figura di straordinaria umanità divina. Quando Achille soffre per la morte di Patroclo, Teti sale dal mare per consolarlo (Iliade XVIII, 35–147) e chiede a Efesto di forgiare per lui nuove armi. È una madre che sa che il figlio morirà giovane e glorioso, ma non può cambiare il suo destino: “Sia breve la tua vita, figlio mio, ma gloriosa.” (Iliade, XVIII, 95)- Teti rappresenta la compassione divina, l’amore che non può vincere il fato. Teti è: l’archetipo della madre dolorosa, consapevole dell’ineluttabilità del destino; la personificazione del mare che genera e riprende: accoglie la vita e la dissolve; un ponte tra immortalità e mortalità, tra natura e umanità. Come il mare, Teti dona la vita ma non trattiene, abbraccia e lascia andare.
Teti, la moglie di Oceano, è l’essenza femminile delle acque, la loro capacità di nutrire, avvolgere e rigenerare.
Insieme a Okeanós rappresenta la coppia generativa primordiale: lui il flusso, lei il grembo che accoglie e dà forma.
Teti è la madre invisibile di tutte le correnti e delle piogge, simbolo della fertilità naturale e del ciclo vitale.
In alcune tradizioni orfiche, Okeanós e Tēthys vengono identificati con il principio maschile e femminile del cosmo, come due aspetti del medesimo “mare originario” (pelagos geneseōs).
Nei poemi omerici, Teti e Okeanós sono rispettati ma sono ormai figure remote, soppiantate dal pantheon olimpico.
Tuttavia, Teti rimane la radice archetipica di tutte le dee marine successive come Anfitrite, Doris e la ninfa Teti madre di Achille, la cui stessa omonimia ne testimonia la continuità simbolica.
Il macrobioma Oceano
L’oceano copre circa il 71% della superficie terrestre (361 M km2) ed è il principale regolatore climatico globale grazie alla sua capacità di assorbire calore, immagazzinare, in quanto ecosistema, carbonio e distribuire energia attraverso le correnti marine.
Si tratta di un unico corpo d’acqua interconnesso — l’Oceano Globale — suddiviso convenzionalmente dall’uomo in cinque oceani principali, ciascuno con caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche.
Nel seguito la lista dei cinque oceani del pianeta.
Oceano Pacifico
- Il più grande e profondo (168 M km²; Fossa delle Marianne 10.984 m).
- Si estende dall’Artico all’Antartide, tra Asia-Americhe e Oceania.
- Correnti principali: Kuroshio, California, Humboldt, Oyashio.
- Regioni di intensa attività vulcanica e sismica (Cintura di Fuoco del Pacifico).
Oceano Atlantico
- Circa 85 M km².
- Tra America e Africa-Europa, collega Artico e Antartide.
- Cuore della circolazione termoalina globale (Corrente del Golfo).
- Include mari come Mediterraneo, Caraibi, Mar del Nord, Golfo del Messico.
Oceano Indiano
- Circa 71 M km², tra Africa, Asia, Australia e Antartide.
- Influenza monsonica e alta biodiversità tropicale.
- Mari marginali: Mar Arabico, Mar Rosso, Baia del Bengala.
Oceano Antartico
- Circa 22 M km².
- Riconosciuto ufficialmente nel 2000 (IHO).
- Circonda l’Antartide fino a circa 60° S.
- Definito dalla Corrente Circumpolare Antartica, che isola le acque fredde meridionali.
- Cruciale per la regolazione termica e biogeochimica del pianeta.
Oceano Artico
- Il più piccolo e superficiale, circa 15 M km².
- Circondato da America settentrionale, Groenlandia, Europa e Asia.
- Coperto da ghiacci stagionali; ecosistemi estremi e in rapido cambiamento climatico.
| Oceano | Superficie (km²) | Profondità max (m) | Caratteristiche principali |
|---|---|---|---|
| Pacifico | ~168 milioni | 10.984 (Marianne) | Più vasto e profondo, alta attività geologica |
| Atlantico | ~85 milioni | 8.486 (Porto Rico) | Crocevia della circolazione termoalina |
| Indiano | ~71 milioni | 7.258 (Giava) | Influenza monsonica, alta biodiversità |
| Antartico | ~22 milioni | 7.235 (Sandwich Australe) | Corrente circumpolare, acque fredde e nutrienti |
| Artico | ~15 milioni | 5.450 (Bacino di Eurasia) | Ghiacci stagionali, ecosistemi estremi |
Ecologia degli Oceani
Gli oceani sono suddivisi in:
- Zona neritica (derivato dal greco νηρίτης che significa conchiglia marina): sopra la piattaforma continentale (fino a ~200 m)
- Zona oceanica: al di là della piattaforma, suddivisa in cinque piani verticali:
- epipelagico, 0 m – 200 m sotto il livello del mare;
- mesopelagico, 200 m – 1.000 m sotto il livello del mare;
- batipelagico, 1.000 m – 4.000 m sotto il livello del mare;
- abissale, 4.000 m – 6.000 m sotto il livello del mare;
- adale, 6.000 m – 11.000 m sotto il livello del mare (fino a 1.100 atmosfere di pressione); adale si riferisce all’Ade, l’antico regno degli inferi della mitologia greca.
Le condizioni fisico-chimiche degli oceani — temperatura, pressione, luce, ossigeno, salinità e disponibilità di nutrienti — variano con la latitudine e con la profondità, determinando una grande diversità di ecosistemi marini che si distribuiscono secondo i gradienti latitudinali e batimetrici.
Zone polari (latitudini > 60° N/S)
Caratteristiche fisiche
- Temperature vicine allo zero (−1,8 °C)
- Periodo di luce stagionale estremo
- Alte concentrazioni di ossigeno
- Ghiaccio marino stagionale o perenne
Ecosistemi principali
- Mare polare con ghiaccio marino, microalghe epontiche (associate al ghiaccio) e fitoplancton estivo (Diatomee, Phaeocystis)
- Banchisa e margine del pack, habitat per foche, orsi polari (Artico), pinguini (Antartide)
- Aree di upwelling antartiche, elevata produttività stagionale
| Rete Trofica Tipica | |
|---|---|
| Livello | Principali specie |
| Produttori primari | Diatomee, Phaeocystis, microalghe del ghiaccio |
| Consumatori primari | Copepodi (Calanus glacialis), krill antartico (Euphausia superba) |
| Consumatori secondari | Pesci come Boreogadus saida (merluzzo polare) |
| Predatori apicali | Pinguini, foche di Weddell, orsi polari, balene (megattera, balenottera azzurra) |
Zone temperate (30–60° N/S)
- Termoclino stagionale
- Buon apporto di nutrienti grazie a correnti e tempeste
- Produttività primaria moderata/alta
-
- Foreste di kelp (laminarie), lungo coste fredde e temperate (California, Cile, Norvegia)
- Scogliere temperate, ricche di alghe brune, spugne, echinodermi, molluschi
- Aree di upwelling costiero, correnti di Humboldt, Benguela, California → altissima produttività
- Mare aperto temperato, dominato da fitoplancton e zooplancton stagionale
| Rete Trofica Tipica | |
|---|---|
| Livello | Specie |
| Produttori primari | Diatomee, dinoflagellati, kelp (sulle coste) |
| Consumatori primari | Copepodi, krill, piccoli crostacei |
| Consumatori secondari | Pesci pelagici (aringa, sardina, sgombro), cefalopodi |
| Predatori terziari | Tonni, squali, uccelli marini |
| Predatori apicali | Delfini, orche, foche |
Zone tropicali (0–30° N/S)
- Temperature costanti (25–30 °C)
- Forte luce solare tutto l’anno
- Termoclino stabile → pochi nutrienti (tranne nelle barriere e upwelling equatoriali)
-
- Barriere coralline, biodiversità massima; simbiosi corallo–zooxantella
- Lagune e mangrovie, zone di nursery per pesci e crostacei
- Praterie di fanerogame marine, habitat per tartarughe e dugonghi
- Upwelling equatoriali, alta produttività (Perù, Africa occidentale)
- Mare aperto tropicale oligotrofico, dominato da cianobatteri (Prochlorococcus, Synechococcus)
| Rete Trofica Barriera Corallina | |
|---|---|
| Livello | Specie |
| Produttori primari | Zooxantelle, alghe rosse e verdi, cianobatteri |
| Consumatori primari | Pesci erbivori (chirurgo, pappagallo), ricci di mare |
| Consumatori secondari | Pesci carnivori di medie dimensioni (cernie, labridi) |
| Predatori apicali | Squali, murene, barracuda, tartarughe |
| Decompositori | Spugne, batteri, detritivori bentonici |
Zone profonde (oltre 200 m, tutte le latitudini)
Ecosistemi principali
-
- Piano mesopelagico e batipelagico, scarsa luce, bassa temperatura; pesci bioluminescenti (Lanternfish, Anglerfish)
- Fondi abissali, fanghi ricchi di detrito organico (marine snow)
- Camini idrotermali, ecosistemi che vivono grazie alla chemiosintesi, non alla fotosintesi; batteri chemiosintetici → base della rete trofica
| Rete Trofica Bocche Idrotermali | |
|---|---|
| Livello | Specie |
| Produttori primari | Batteri chemiosintetici (ossidazione di H₂S) |
| Consumatori primari | Vermi giganti (Riftia pachyptila), cozze e gamberi simbionti |
| Consumatori secondari | Granchi, pesci abissali |
| Predatori apicali | Polpi di profondità, pesci predatori, cetacei profondi (capodoglio) |
Deserti Marini
Un deserto marino è un’area dell’oceano dove:
la concentrazione di nutrienti inorganici (azoto, fosforo, ferro, silicio) è molto bassa;
la biomassa fitoplanctonica è minima (clorofilla < 0,1 mg m⁻³);
la produzione primaria netta è < 100 g C m⁻² anno⁻¹;
e di conseguenza, tutta la rete trofica pelagica è rarefatta.
Tali aree possono coprire circa il 20% della superficie oceanica globale.
Estensione globale dei “deserti marini” (regioni oligotrofiche oceaniche)
| Parametro | Valore aggiornato | Fonti principali |
|---|---|---|
| Superficie totale oceani | 361 milioni km² | NOAA, 2023 |
| Superficie oligotrofica stimata (aree subtropicali e centrali a bassa produttività) | 60–100 milioni km² | Longhurst (2007), Karl (2002), Behrenfeld & Falkowski (1997), NASA Ocean Color Data (2022) |
| Percentuale sul totale oceanico | 16–28% | calcolata dal range sopra |
| Produttività primaria netta media | 30–100 g C m⁻² anno⁻¹ | Field et al., 1998 |
| Contributo globale alla produttività oceanica totale | ~10–20% | Longhurst (2007), Siegel et al., 2013 |
| Regione oceanica | Posizione geografica | Superficie appross. (milioni km²) | Motivo dell’oligotrofia | Tipo climatico equivalente |
|---|---|---|---|---|
| Giro subtropicale del Pacifico Nord | Tra Hawaii e California | ~20 | Forte stratificazione termica → blocco risalita nutrienti | Deserto subtropicale caldo |
| Giro subtropicale del Pacifico Sud | A est della Nuova Zelanda | ~15 | Correnti discendenti e povertà di ferro | Deserto subtropicale |
| Giro subtropicale dell’Atlantico Nord | Tra Canarie e Caraibi | ~12 | Bassa risalita (upwelling), alta evaporazione | Deserto subtropicale |
| Giro subtropicale dell’Atlantico Sud | Tra Brasile e Namibia | ~10 | Correnti discendenti, evaporazione | Deserto subtropicale |
| Giro subtropicale dell’Oceano Indiano | Sud di Madagascar | ~10 | Scarso apporto fluviale, forte stratificazione | Deserto subtropicale |
| Regione polare antartica centrale | Intorno al Polo Sud, sotto i 65°S | ~5 | Copertura ghiacciata, luce stagionale minima | Deserto polare |
| Mar Glaciale Artico centrale | Sopra 80°N | ~3 | Ghiaccio permanente, bassa luce e nutrienti | Deserto polare |
Rete Trofica
Anche se poveri, i deserti marini ospitano specialisti adattati alla scarsità di nutrienti.
| Livello trofico | Esempi di specie tipiche |
|---|---|
| Produttori primari | Prochlorococcus, Synechococcus, picocianobatteri e picofitoplancton verdi |
| Consumatori primari | Nanoflagellati, copepodi planctonici (gen. Oithona, Oncaea) |
| Consumatori secondari | Pesci mesopelagici (Myctophidae), meduse, piccoli cefalopodi |
| Predatori apicali | Tursiopi oceanici, pesci volanti, squali mako, uccelli marini pelagici |
| Decompositori | Batteri eterotrofi pelagici (es. SAR11, Alteromonas) |
Processi limitanti principali
| Fattore limitante | Descrizione | Conseguenza ecologica |
|---|---|---|
| Stratificazione termica | Impedisce la risalita di nutrienti profondi | Bassa produttività fitoplanctonica |
| Scarsità di ferro | Specialmente nei bacini centrali del Pacifico e Indiano | Limita la crescita delle diatomee |
| Debole circolazione verticale | Poche turbolenze, scarsa miscelazione | Nutrienti non rinnovati in superficie |
| Alta temperatura superficiale | Maggiore metabolismo, ma scarse risorse | Ecosistemi dominati da picoplancton |
| Assenza di upwelling | Mancano nutrienti di fondo | Catena trofica corta e povera |
Deserti marini vs. Deserti terrestri
| Parametro | Deserto terrestre | Deserto marino |
|---|---|---|
| Risorsa limitante | Acqua | Nutrienti (N, P, Fe) |
| Produttività netta | < 200 g C m⁻² anno⁻¹ | < 100 g C m⁻² anno⁻¹ |
| Dominanza di piccole forme | Piante xerofite | Picoplancton |
| Strategie adattative | Conservazione idrica | Uso efficiente di nutrienti |
| Biodiversità | Moderata ma specializzata | Alta diversità microbica, bassa biomassa |
Riassunto
Il bioma oceano mostra una diversità strutturale e funzionale altissima:
- Le zone fredde regolano la produttività globale e lo stoccaggio di carbonio.
- Le zone temperate sostengono le grandi pescherie mondiali.
- Le zone tropicali concentrano la biodiversità.
- Le zone profonde custodiscono le forme di vita più antiche e adattate.
Insieme, mantengono l’equilibrio climatico, biogeochimico e biologico della Terra.
| Latitudine | Ecosistema dominante | Produttività | Esempio di predatore apicale |
|---|---|---|---|
| Polare | Mare ghiacciato / upwelling antartico | Alta stagionale | Balene, orso polare |
| Temperata | Kelp forest / upwelling | Alta | Orche, foche |
| Tropicale | Barriera corallina | Alta localmente | Squali, barracuda |
| Profonda | Camini idrotermali / abissi | Bassa (eccetto idrotermali) | Pesci abissali, capodoglio |
Bibliografia
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