“Tutto scorre dal mare, e al mare ritorna.”

Gran padre Oceano

Nell’Iliade, Okeanós (Ὠκεανός), chiamato “gran padre” (πατὴρ Ὠκεανός, patēr Okeanós), non è il mare nel senso fisico, ma una divinità primordiale che rappresenta l’origine di tutte le acque e di tutta la vita che scorre e si rinnova, il sangue liquido della Terra. La vita nasce dall’elemento che unisce la Terra e il Cielo, la materia e lo spirito, l’acqua.

Nella cosmogonia greca arcaica (soprattutto in Omero e in Esiodo), Okeanós non è un semplice dio marino come Poseidone, ma una entità cosmica:

  • è il fiume immenso che circonda la Terra, formando un anello infinito — il limite esterno del mondo conosciuto.

  • tutte le acque — fiumi, piogge, sorgenti e mari — hanno origine da lui.

  • Omero lo chiama “genitore degli dèi” e “padre di tutte le cose” (patḗr theṓn te kai pantṓn(Iliade, XIV, 201-302) perché tutta la vita discende dalle acque.

La sua sposa è Teti (Tēthys), e insieme generano tutte le divinità fluviali e le Oceanine (le ninfe delle acque dolci e salate).

È importante distinguere tra:

  • Okeanós → principio cosmico e generativo, più vicino all’idea orientale dell’“acqua originaria” o dell’“abisso primordiale”.

  • Poseidone → dio olimpico del mare in senso geografico, che governa tempeste e navigazioni.

In altre parole:

Okeanós è il mare cosmico che contiene il mondo,
Poseidone è il mare dentro il mondo.


Simbolismo

Chiamarlo “gran padre” significa riconoscere:

  • la potenza generativa dell’acqua come principio della vita.

  • il carattere ciclico e eterno del mondo naturale: l’oceano come origine e confine, come culla e tomba di tutte le forme viventi.

Omero riflette qui un’antichissima visione cosmologica del mondo, dove l’acqua non è solo un elemento fisico, ma un principio universale di connessione.

Omero, Iliade, XIV, vv. 201–302.

Esiodo, Teogonia, vv. 133–210.

West, M. L. (1983). The Orphic Poems. Oxford: Clarendon Press.

Vernant, J.-P. (1980). Mythe et pensée chez les Grecs. Paris: Maspero.

Detienne, M. & Vernant, J.-P. (1974). Les ruses de l’intelligence: la métis des Grecs. Paris: Flammarion.

Teti, la moglie di Okeanós

Nella mitologia greca Teti (Tēthys) è una divinità primordiale del mare e la consorte di Okeanós, il grande fiume che circonda il mondo. Insieme formano la coppia cosmica che genera tutte le acque della Terra.

Appare nella Teogonia di Esiodo (vv. 133–210) come figlia di Urano (il Cielo) e Gea (la Terra), appartenente alla generazione divina presente prima degli dèi olimpici.

Con Okeanós, Teti dà vita a una prole sterminata:

  • 3.000 figli maschi, i fiumi (come Nilo, Alfeo, Scamandro, Istro);

  • 3.000 figlie femmine, le Oceanine (ninfe che personificano sorgenti, ruscelli, piogge, nuvole e brine).

Questa genealogia non è solo poetica: rappresenta una visione olistica dei sistemi acquatici planetari ante litteram.
Ogni forma d’acqua — dolce o salata, visibile o invisibile — è vista come una manifestazione della stessa energia vitale generata da Okeanós e Tēthys.

Teti, la moglie di Oceano, non è una dea del mare in senso fisico, come lo saranno poi 

    • Anfitrite, dea marina secondaria, figlia di Nereo e Doris, sposa di Poseidone e madre di Tritone – rappresenta il mare calmo e ordinato, o 
    • la ninfa Teti madre di Achille (Zeus e Poseidone, entrambi innamorati di Teti, scoprirono da una profezia che il figlio nato da lei sarebbe stato più grande del padre. Per evitare di essere spodestati, decisero di dare Teti in sposa a un mortale, l’eroe Peleo, re dei Mirmidoni. Il matrimonio tra una dea e un uomo — celebrato sul monte Pelio e narrato in varie fonti (Pindaro, Catullo, Apollonio Rodio) — segna una soglia tra mondo divino e umano. Tutti gli dèi parteciparono, tranne Eris, la dea della Discordia, che gettò il famoso pomo d’oro “alla più bella”,  evento che scatenerà la Guerra di Troia. Dal loro amore nacque Achille, il più grande eroe acheo. Teti cercò di renderlo immortale, secondo diverse versioni del mito:
      • Versione classica (Stazio, Ovidio): Lo immerse nelle acque del fiume Stige, tenendolo per il tallone — l’unica parte non bagnata e dunque vulnerabile (“il tallone d’Achille”).

      • Versione più antica (Apollonio Rodio): Lo bruciava ogni notte sul fuoco, per consumarne la parte mortale, e lo ungeva con ambrosia. Peleo la sorprese e, spaventato, la interruppe: Teti fuggì via, lasciando il figlio al padre.

      Da allora Teti visse nel mare, ma seguì il destino del figlio con amore e dolore, intervenendo spesso per aiutarlo. In Omero, Teti è una figura di straordinaria umanità divina. Quando Achille soffre per la morte di Patroclo, Teti sale dal mare per consolarlo (Iliade XVIII, 35–147) e chiede a Efesto di forgiare per lui nuove armi. È una madre che sa che il figlio morirà giovane e glorioso, ma non può cambiare il suo destino: “Sia breve la tua vita, figlio mio, ma gloriosa.” (Iliade, XVIII, 95)- Teti rappresenta la compassione divina, l’amore che non può vincere il fato. Teti è: l’archetipo della madre dolorosa,  consapevole dell’ineluttabilità del destino; la personificazione del mare che genera e riprende: accoglie la vita e la dissolve; un ponte tra immortalità e mortalità, tra natura e umanità. Come il mare, Teti dona la vita ma non trattiene, abbraccia e lascia andare.

Teti, la moglie di Oceano, è l’essenza femminile delle acque, la loro capacità di nutrire, avvolgere e rigenerare

Insieme a Okeanós rappresenta la coppia generativa primordiale: lui il flusso, lei il grembo che accoglie e dà forma. 

Teti è la madre invisibile di tutte le correnti e delle piogge, simbolo della fertilità naturale e del ciclo vitale

In alcune tradizioni orfiche, Okeanós e Tēthys vengono identificati con il principio maschile e femminile del cosmo, come due aspetti del medesimo “mare originario” (pelagos geneseōs). 

Nei poemi omerici, Teti e Okeanós sono rispettati ma sono ormai figure remote, soppiantate dal pantheon olimpico. 

Tuttavia, Teti rimane la radice archetipica di tutte le dee marine successive come Anfitrite, Doris e la ninfa Teti madre di Achille, la cui stessa omonimia ne testimonia la continuità simbolica.

Il macrobioma Oceano

L’oceano copre circa il 71% della superficie terrestre (361 M km2) ed è il principale regolatore climatico globale grazie alla sua capacità di assorbire calore, immagazzinare, in quanto ecosistema, carbonio e distribuire energia attraverso le correnti marine.

Si tratta di un unico corpo d’acqua interconnesso — l’Oceano Globale — suddiviso convenzionalmente dall’uomo in cinque oceani principali, ciascuno con caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche.

Nel seguito la lista dei cinque oceani del pianeta.

Oceano Pacifico

  • Il più grande e profondo (168 M km²; Fossa delle Marianne 10.984 m).
  • Si estende dall’Artico all’Antartide, tra Asia-Americhe e Oceania.
  • Correnti principali: Kuroshio, California, Humboldt, Oyashio.
  • Regioni di intensa attività vulcanica e sismica (Cintura di Fuoco del Pacifico).

Oceano Atlantico

  • Circa 85 M km².
  • Tra America e Africa-Europa, collega Artico e Antartide.
  • Cuore della circolazione termoalina globale (Corrente del Golfo).
  • Include mari come Mediterraneo, Caraibi, Mar del Nord, Golfo del Messico.

Oceano Indiano

  • Circa 71 M km², tra Africa, Asia, Australia e Antartide.
  • Influenza monsonica e alta biodiversità tropicale.
  • Mari marginali: Mar Arabico, Mar Rosso, Baia del Bengala.

Oceano Antartico

  • Circa 22 M km².
  • Riconosciuto ufficialmente nel 2000 (IHO).
  • Circonda l’Antartide fino a circa 60° S.
  • Definito dalla Corrente Circumpolare Antartica, che isola le acque fredde meridionali.
  • Cruciale per la regolazione termica e biogeochimica del pianeta.

Oceano Artico

  • Il più piccolo e superficiale, circa 15 M km².
  • Circondato da America settentrionale, Groenlandia, Europa e Asia.
  • Coperto da ghiacci stagionali; ecosistemi estremi e in rapido cambiamento climatico.
OceanoSuperficie (km²)Profondità max (m)Caratteristiche principali
Pacifico~168 milioni10.984 (Marianne)Più vasto e profondo, alta attività geologica
Atlantico~85 milioni8.486 (Porto Rico)Crocevia della circolazione termoalina
Indiano~71 milioni7.258 (Giava)Influenza monsonica, alta biodiversità
Antartico~22 milioni7.235 (Sandwich Australe)Corrente circumpolare, acque fredde e nutrienti
Artico~15 milioni5.450 (Bacino di Eurasia)Ghiacci stagionali, ecosistemi estremi

Ecologia degli Oceani

Gli oceani sono suddivisi in:

  • Zona neritica (derivato dal greco νηρίτης che significa conchiglia marina): sopra la piattaforma continentale (fino a ~200 m)
  • Zona oceanica: al di là della piattaforma, suddivisa in cinque piani verticali:
    1. epipelagico, 0 m – 200 m sotto il livello del mare;
    2. mesopelagico, 200 m – 1.000 m sotto il livello del mare;
    3. batipelagico, 1.000 m – 4.000 m sotto il livello del mare;
    4. abissale, 4.000 m – 6.000 m sotto il livello del mare;
    5. adale, 6.000 m – 11.000 m sotto il livello del mare (fino a 1.100 atmosfere di pressione); adale si riferisce all’Ade, l’antico regno degli inferi della mitologia greca.

Le condizioni fisico-chimiche degli oceani — temperatura, pressione, luce, ossigeno, salinità e disponibilità di nutrienti — variano con la latitudine e con la profondità, determinando una grande diversità di ecosistemi marini che si distribuiscono secondo i gradienti latitudinali e batimetrici.

Zone polari (latitudini > 60° N/S)

Caratteristiche fisiche

  • Temperature vicine allo zero (−1,8 °C)
  • Periodo di luce stagionale estremo
  • Alte concentrazioni di ossigeno
  • Ghiaccio marino stagionale o perenne

Ecosistemi principali

    • Mare polare con ghiaccio marino, microalghe epontiche (associate al ghiaccio) e fitoplancton estivo (Diatomee, Phaeocystis)
    • Banchisa e margine del pack, habitat per foche, orsi polari (Artico), pinguini (Antartide)
    • Aree di upwelling antartiche, elevata produttività stagionale
Rete Trofica Tipica
LivelloPrincipali specie
Produttori primariDiatomee, Phaeocystis, microalghe del ghiaccio
Consumatori primariCopepodi (Calanus glacialis), krill antartico (Euphausia superba)
Consumatori secondariPesci come Boreogadus saida (merluzzo polare)
Predatori apicaliPinguini, foche di Weddell, orsi polari, balene (megattera, balenottera azzurra)

Zone temperate (30–60° N/S)

Caratteristiche fisiche
  • Termoclino stagionale
  • Buon apporto di nutrienti grazie a correnti e tempeste
  • Produttività primaria moderata/alta
Ecosistemi principali
    • Foreste di kelp (laminarie), lungo coste fredde e temperate (California, Cile, Norvegia)
    • Scogliere temperate, ricche di alghe brune, spugne, echinodermi, molluschi
    • Aree di upwelling costiero, correnti di Humboldt, Benguela, California → altissima produttività
    • Mare aperto temperato, dominato da fitoplancton e zooplancton stagionale
Rete Trofica Tipica
LivelloSpecie
Produttori primariDiatomee, dinoflagellati, kelp (sulle coste)
Consumatori primariCopepodi, krill, piccoli crostacei
Consumatori secondariPesci pelagici (aringa, sardina, sgombro), cefalopodi
Predatori terziariTonni, squali, uccelli marini
Predatori apicaliDelfini, orche, foche

Zone tropicali (0–30° N/S)

Caratteristiche fisiche
  • Temperature costanti (25–30 °C)
  • Forte luce solare tutto l’anno
  • Termoclino stabile → pochi nutrienti (tranne nelle barriere e upwelling equatoriali)
Ecosistemi principali
    • Barriere coralline, biodiversità massima; simbiosi corallo–zooxantella
    • Lagune e mangrovie, zone di nursery per pesci e crostacei
    • Praterie di fanerogame marine, habitat per tartarughe e dugonghi
    • Upwelling equatoriali, alta produttività (Perù, Africa occidentale)
    • Mare aperto tropicale oligotrofico, dominato da cianobatteri (Prochlorococcus, Synechococcus)
Rete Trofica Barriera Corallina
LivelloSpecie
Produttori primariZooxantelle, alghe rosse e verdi, cianobatteri
Consumatori primariPesci erbivori (chirurgo, pappagallo), ricci di mare
Consumatori secondariPesci carnivori di medie dimensioni (cernie, labridi)
Predatori apicaliSquali, murene, barracuda, tartarughe
DecompositoriSpugne, batteri, detritivori bentonici

Zone profonde (oltre 200 m, tutte le latitudini)

Ecosistemi principali

    • Piano mesopelagico e batipelagico, scarsa luce, bassa temperatura; pesci bioluminescenti (Lanternfish, Anglerfish)
    • Fondi abissali, fanghi ricchi di detrito organico (marine snow)
    • Camini idrotermali, ecosistemi che vivono grazie alla chemiosintesi, non alla fotosintesi; batteri chemiosintetici → base della rete trofica
Rete Trofica Bocche Idrotermali
LivelloSpecie
Produttori primariBatteri chemiosintetici (ossidazione di H₂S)
Consumatori primariVermi giganti (Riftia pachyptila), cozze e gamberi simbionti
Consumatori secondariGranchi, pesci abissali
Predatori apicaliPolpi di profondità, pesci predatori, cetacei profondi (capodoglio)

Deserti Marini

Un deserto marino è un’area dell’oceano dove:

  • la concentrazione di nutrienti inorganici (azoto, fosforo, ferro, silicio) è molto bassa;

  • la biomassa fitoplanctonica è minima (clorofilla < 0,1 mg m⁻³);

  • la produzione primaria netta è < 100 g C m⁻² anno⁻¹;

  • e di conseguenza, tutta la rete trofica pelagica è rarefatta.

Tali aree possono coprire circa il 20% della superficie oceanica globale.

Estensione globale dei “deserti marini” (regioni oligotrofiche oceaniche)

ParametroValore aggiornatoFonti principali
Superficie totale oceani361 milioni km²NOAA, 2023
Superficie oligotrofica stimata (aree subtropicali e centrali a bassa produttività)60–100 milioni km²Longhurst (2007), Karl (2002), Behrenfeld & Falkowski (1997), NASA Ocean Color Data (2022)
Percentuale sul totale oceanico16–28%calcolata dal range sopra
Produttività primaria netta media30–100 g C m⁻² anno⁻¹Field et al., 1998
Contributo globale alla produttività oceanica totale~10–20%Longhurst (2007), Siegel et al., 2013
Regione oceanicaPosizione geograficaSuperficie appross. (milioni km²)Motivo dell’oligotrofiaTipo climatico equivalente
Giro subtropicale del Pacifico NordTra Hawaii e California~20Forte stratificazione termica → blocco risalita nutrientiDeserto subtropicale caldo
Giro subtropicale del Pacifico SudA est della Nuova Zelanda~15Correnti discendenti e povertà di ferroDeserto subtropicale
Giro subtropicale dell’Atlantico NordTra Canarie e Caraibi~12Bassa risalita (upwelling), alta evaporazioneDeserto subtropicale
Giro subtropicale dell’Atlantico SudTra Brasile e Namibia~10Correnti discendenti, evaporazioneDeserto subtropicale
Giro subtropicale dell’Oceano IndianoSud di Madagascar~10Scarso apporto fluviale, forte stratificazioneDeserto subtropicale
Regione polare antartica centraleIntorno al Polo Sud, sotto i 65°S~5Copertura ghiacciata, luce stagionale minimaDeserto polare
Mar Glaciale Artico centraleSopra 80°N~3Ghiaccio permanente, bassa luce e nutrientiDeserto polare

Rete Trofica

Anche se poveri, i deserti marini ospitano specialisti adattati alla scarsità di nutrienti.

Livello troficoEsempi di specie tipiche
Produttori primariProchlorococcus, Synechococcus, picocianobatteri e picofitoplancton verdi
Consumatori primariNanoflagellati, copepodi planctonici (gen. Oithona, Oncaea)
Consumatori secondariPesci mesopelagici (Myctophidae), meduse, piccoli cefalopodi
Predatori apicaliTursiopi oceanici, pesci volanti, squali mako, uccelli marini pelagici
DecompositoriBatteri eterotrofi pelagici (es. SAR11, Alteromonas)

Processi limitanti principali

Fattore limitanteDescrizioneConseguenza ecologica
Stratificazione termicaImpedisce la risalita di nutrienti profondiBassa produttività fitoplanctonica
Scarsità di ferroSpecialmente nei bacini centrali del Pacifico e IndianoLimita la crescita delle diatomee
Debole circolazione verticalePoche turbolenze, scarsa miscelazioneNutrienti non rinnovati in superficie
Alta temperatura superficialeMaggiore metabolismo, ma scarse risorseEcosistemi dominati da picoplancton
Assenza di upwellingMancano nutrienti di fondoCatena trofica corta e povera

Deserti marini vs. Deserti terrestri

ParametroDeserto terrestreDeserto marino
Risorsa limitanteAcquaNutrienti (N, P, Fe)
Produttività netta< 200 g C m⁻² anno⁻¹< 100 g C m⁻² anno⁻¹
Dominanza di piccole formePiante xerofitePicoplancton
Strategie adattativeConservazione idricaUso efficiente di nutrienti
BiodiversitàModerata ma specializzataAlta diversità microbica, bassa biomassa

Riassunto

Il bioma oceano mostra una diversità strutturale e funzionale altissima:

  • Le zone fredde regolano la produttività globale e lo stoccaggio di carbonio.
  • Le zone temperate sostengono le grandi pescherie mondiali.
  • Le zone tropicali concentrano la biodiversità.
  • Le zone profonde custodiscono le forme di vita più antiche e adattate.

Insieme, mantengono l’equilibrio climatico, biogeochimico e biologico della Terra.

LatitudineEcosistema dominanteProduttivitàEsempio di predatore apicale
PolareMare ghiacciato / upwelling antarticoAlta stagionaleBalene, orso polare
TemperataKelp forest / upwellingAltaOrche, foche
TropicaleBarriera corallinaAlta localmenteSquali, barracuda
ProfondaCamini idrotermali / abissiBassa (eccetto idrotermali)Pesci abissali, capodoglio

Bibliografia

  1. Fonti generali sul bioma oceano e la sua funzione climatica

 

  1. Ecosistemi polari
 
  1. Ecosistemi temperati

 

  1. Ecosistemi tropicali

 

  1. Ecosistemi profondi
  • Van Dover, C. L. (2000). The Ecology of Deep-Sea Hydrothermal Vents. Princeton University Press.
  • Levin, L. A., & Sibuet, M. (2012). Understanding continental margin biodiversity: A new imperative. Annual Review of Marine Science, 4, 79–112. https://doi.org/10.1146/annurev-marine-120709-142714
  • Orcutt, B. N., Sylvan, J. B., Knab, N. J., & Edwards, K. J. (2011). Microbial ecology of the dark ocean above, at, and below the seafloor. Microbiology and Molecular Biology Reviews, 75(2), 361–422. https://doi.org/10.1128/MMBR.00039-10
 
  1. Aspetti ecologici e biogeochimici globali
  • Ducklow, H. W., Steinberg, D. K., & Buesseler, K. O. (2001). Upper ocean carbon export and the biological pump. Oceanography, 14(4), 50–58. https://doi.org/10.5670/oceanog.2001.06
  • Longhurst, A. (2007). Ecological Geography of the Sea (2nd ed.). Academic Press.
  • Sabine, C. L., et al. (2004). The oceanic sink for anthropogenic CO₂. Science, 305(5682), 367–371. https://doi.org/10.1126/science.1097403
  • FAO. (2022). The State of World Fisheries and Aquaculture 2022: Towards Blue Transformation. Food and Agriculture Organization of the United Nations. https://www.fao.org/sofia

 

  1. Fonti didattiche e divulgative di supporto

Bibliografia Deserti Marini

Field, C. B., Behrenfeld, M. J., Randerson, J. T., & Falkowski, P. G. (1998). Primary production of the biosphere: Integrating terrestrial and oceanic components. Science, 281(5374), 237–240.

Karl, D. M. (2002). Oceanic ecosystems: The world’s largest biomes. Science, 295(5555), 1981–1983.

Siegel, D. A., et al. (2013). Global assessment of ocean carbon export by combining satellite observations and food-web models. Global Biogeochemical Cycles, 28(3), 181–196.

NOAA (2023). Ocean Facts: How big is the ocean? National Ocean Service.

NASA Ocean Color Data (2022). Global Ocean Productivity Index.