Sommario
- Radici
- Fusto
- Foglie
- Simmetria florale
- Formula florale
- Fiore
- Perigonio (Tepali)
- Perianzio:
- Calice (Sepali)
- Corolla (Petali)
- Androceo
- Gineceo
- Infiorescenza
- Frutto
- Seme
- Habitat
- Forma Biologica
- Forme di Crescita
- Rete Trofica
- Rete Ecologica: (relazioni mutualistiche ecc.)
- Agricoltura
- Proprietà Alimentari
- Proprietà Medicinali
- Usi Particolari
Tassonomia
Le Cucurbitaceae sono una famiglia di piante erbacee estremamente importante dal punto di vista ecologico, agronomico, alimentare e culturale, comprendente generi come Cucurbita (zucche), Cucumis (meloni, cetrioli), Citrullus (angurie), Lagenaria, Luffa e Bryonia.
Regno: Plantae
Clade: Angiosperms – Eudicots – Rosids – Cucurbitales
Famiglia: Cucurbitaceae (ca. 850–1000 specie, 95–100 generi)
Sottofamiglie e tribù (sintesi aggiornata)
La classificazione più accettata oggi suddivide la famiglia in due sottofamiglie principali:
-
Nhandiroboideae
-
Cucurbitoideae
Le Cucurbitoideae vengono poi suddivise in 11 tribù.
Questa struttura deriva dal lavoro di Schaefer & Renner (2011) integrato con i dati molecolari successivi (Kates et al. 2017; Renner 2020; studi filogenomici di Carleial et al. 2022–2023).
Sottofamiglia Nhandiroboideae
(la più basale; comprende linee antiche, spesso lianose, distribuite soprattutto nel Nuovo Mondo tropicale)
Generi principali (ca. 8): Gomphogyne, Gynostemma, Herpetospermum, Hodgsonia, Hemsleya, Nhandiroba, Siraitia.
Caratteri chiave: fiori spesso piccoli, attinomorfi, piante dioiche frequenti, tendenze primitive nella struttura del frutto, molti generi medicinali (es. Gynostemma pentaphyllum).
Sottofamiglia Cucurbitoideae
(contiene tutte le principali specie agricole: Cucurbita, Cucumis, Citrullus…)
Divisa in 11 tribù, riportate qui sotto in ordine filogenetico.
Tribe Thladianthae
Generi: Thladiantha, Momordica (secondo alcuni studi separata in Momordiceae, ma attualmente inclusa qui oppure in Joliffieae; posizione variabile nei lavori 2017–2024), Gerrardanthus, Schizopepon.
Caratteri: viticci semplici, frutto spesso baccato o capsulare in Schizopepon.
Tribe Zanonieae
Generi: Zanonia, Trichosanthes, Gymnopetalum, Nota: Trichosanthes è molto diversificato in Asia; fiori vistosi, spesso notturni.
Tribe Sicyoeae (molto ampia)
Generi principali (circa 15): Sicyos, Cyclanthera, Echinocystis, Luffa, Anguria, Marah, Include le specie note come “zucche selvatiche americane” e le luffe.
Caratteri: frutti variabilissimi, viticci ramificati, molte specie rampicanti tropicali.
Tribe Coniandreae
Generi: Coniandra, Apodanthera, Anangia (posizione confermata dai dati 2022)
Tribe Gurkeae
Generi: Gurkea, Cayaponia (talvolta considerata in Sicyoeae a seconda dei lavori; anche qui posizione leggermente instabile nelle filogenie recenti)
Tribe Cucurbiteae
La tribù delle vere “zucche” (Nuovo Mondo)
Generi: Cucurbita (zucca, zucchina), Peponopsis, Sicana.
Caratteri: frutti pepo tipici, numerosi taxa agricoli selezionati
Tribe Jolliffeae
Generi: Jolliffia, Trianosperma
Tribe Bryonieae
Generi: Bryonia, Ecballium (la “squirting cucumber”), Diplocyclos.
Caratteri: soprattutto Paleotropici, molte specie tossiche o con cucurbitacine alte.
Tribe Cucumelleae
Generi: Cucumeropsis, Muellerargia.
Tribe Melothrieae
Generi principali: Melothria, Cucumis (melone, cetriolo → spostato qui stabilmente dagli studi 2017–2024), Citrullus (anguria), Mukia, Dendrosicyos (il famoso “albero-zucca” dello Yemen), Oreosyce
È la tribù più importante dal punto di vista agronomico insieme alle Cucurbiteae.
Tribe Benincaseae
Generi: Benincasa (zucca cera), Trichosanthes (a volte scorporato, ma molti studi recenti la riportano qui in senso lato), Lagenaria (zucca da bottiglia), Praecitrullus, Acanthosicyos.
Benincaseae è una tribù “ponte”, con elementi africani e asiatici.
Morfologia
Radici
Prevalentemente fittonanti con radice primaria robusta. Ampia formazione di radici avventizie lungo i nodi nei fusti striscianti. Sistema radicale superficiale ma espanso, adattato a suoli ricchi in sostanza organica e con elevata disponibilità idrica. Capacità di associazione con microbi del suolo, soprattutto funghi micorrizici arbuscolari.
Fusto
Erbaceo, succulento, a volte angoloso. I fusti possono essere striscianti (la forma più comune), rampicanti (con viticci), più raramente eretti. Presentano tricomi rigidi o setosi. Il fusto è spesso cavo con internodi lunghi. Presenza di viticci (ramificati o semplici), derivati da metamorfosi del ramo, fondamentali per l’arrampicamento.
Foglie
Generalmente alterne, picciolate. Lamina palmata, palmato-lobata o reniforme, spesso molto ampia. Nervature palmato-reticolate. Superficie ricoperta da tricomi, talvolta pungenti. Spesso con odore caratteristico (es. cetriolo).
Simmetria florale
Prevalentemente attinomorfa. Talvolta leggermente zigomorfa nelle specie con corolla più tubulosa o irregolare.
Formula florale
Formula tipica per i fiori maschili (⚦): K(5) C(5) A3–5 G0
Formula per i fiori femminili (): K(5) C(5) A0 G(3) (infero, uniloculare o triloculare secondo la specie)
Fiore
Unisessuali (famiglia monoica o raramente dioica). Fiori grandi, vistosi, gialli, arancioni o bianchi. Ovario infero, caratteristica fondamentale della famiglia. Fiori maschili con stami spesso fusi in strutture complesse; antere sinuose e contorte. Fiori femminili con stilo robusto e stimmi lobati.
Perigonio P
Il perigonio (Tepali)
Nei generi primitivi si osserva talvolta un aspetto “pseudotepalico” dei lobi del perianzio.
Perianzio (Sepali e Petali)
Il perianzio è diclamideo, diviso in calice e corolla.
Perianzio Monoclamidato – Un fiore con perianzio monoclamidato possiede un solo verticillo di elementi sterili. Questo verticillo può essere il calice, formato da sepali, mentre manca la corolla (il caso più frequente, detto anche fiore apetalo); oppure la corolla, formata da petali, mentre manca il calice. Gli elementi di questo unico verticillo, a volte, possono essere petaloidi (avere l’aspetto di petali colorati), come nel caso della Caltha palustris.
Perianzio Diclamide – Un fiore con perianzio diclamide (o eteroclamidato) possiede entrambi i verticilli di protezione, distinti e morfologicamente diversi. Questi sono Il verticillo più esterno, il calice, composto dai sepali, che solitamente sono verdi e hanno funzione protettiva; e Il verticillo più interno, la corolla, composta dai petali, che sono spesso colorati per attirare gli impollinatori.
In sintesi, la differenza principale è che un fiore monoclamidato ha un solo “involucro” (calice o corolla), mentre un diclamide ne ha due ben distinti.
Esiste anche il fiore aclamidato, che è completamente privo di perianzio (mancano sia il calice che la corolla).
Calice (Sepali) K
Formato da 5 sepali, più o meno uniti alla base. Persistente sul frutto in molte specie. Di dimensioni minori rispetto alla corolla.
Corolla (Petali) C
5 petali saldati alla base. Colori tipici: giallo brillante, arancio, bianco. Morfologia imbutiforme, campanulata o rotata. Petali spesso delicati, con margini ondulati.
Androceo (Filamento, Antera, Sacco pollinico, Polline) A
Struttura molto caratteristica: 5 stami, spesso fusi in 3 gruppi. Antere tortuose, con logge contorte, tipiche della famiglia. Nei fiori maschili, l’androceo occupa buona parte della cavità.
Gineceo (Ovario, Stilo, Stigma) G.
Carpelli: 3, raramente 5. Ovario infero, tipico. Placentazione parietale. Stigma trilobato o multipartito. La struttura del gineceo determina la tipica morfologia del frutto (peponide).
Infiorescenza [Spighe (fiori sessili, senza peduncolo o pedicello), Racemi (fiori peduncolati o pedicellati), Pannocchie (racemo di racemi)]
Fiori spesso solitari all’ascella delle foglie. Talvolta infiorescenze a racemo o fascetto. Nei sistemi monoici: fiori maschili raggruppati, femminili più solitari.
Frutto
Caratteristico peponide: tipo di bacca con pericarpo duro o coriaceo; mesocarpo spesso carnoso e ricco d’acqua; endocarpo membranoso. Forma molto variabile: oblunga (cetriolo), sferica (melone, anguria), espansa e costoluta (zucche). Colori diversissimi, spesso con scorze ornamentali.
Seme
Appiattiti, ovati, con margine liscio. Testa seminale generalmente biancastra o crema. Molto oleosi e nutrienti (ricchi di acidi grassi, proteine e minerali). Ottima capacità di conservazione.
Ecologia
Habitat
Prediligono climi tropicali e subtropicali, ambienti caldi e umidi, suoli ricchi e ben drenati. Alcune specie temperate coltivate anche in Europa.
Forma Biologica
Le Cucurbitaceae mostrano una ampia variabilità nelle forme biologiche, ma con chiari modelli ricorrenti dovuti alla loro origine in ambienti tropicali-lianosi e alla ripetuta colonizzazione di ambienti aridi e aperti.
Terofite (Therophytes) – Piante annuali
Molte cucurbitacee coltivate e spontanee sono annuali, completano il ciclo in una stagione, soprattutto in ambienti aridi o temperati.
Caratteri: ciclo breve, elevata produzione di semi, parte aerea effimera, strategia “ruderale”.
Esempi: Ecballium elaterium, Cucumis sativus (cetriolo) – forme selvatiche e alcune coltivate, Cucumis melo (melone) – forme annuali, Citrullus lanatus (anguria) – soprattutto forme coltivate, Cyclanthera spp., Sicyos angulatus
Questa forma di vita è molto comune nel gruppo Cucurbitoideae.
Camefite (Chamaephytes) – Piante perenni basse
Alcune cucurbitacee vivono come suffrutici bassi e perenni, molto tipici degli ambienti aridi.
Caratteri: gemme svernanti a < 25 cm dal suolo, portamento prostrato o cespitoso, fusti talvolta spinosi o molto lignificati alla base.
Esempi: Acanthosicyos horridus (Namibia), Acanthosicyos naudinianus, Cucumis humifructus (semi dispersi da roditori).
Queste sono adattate a condizioni xero–termiche estreme.
Emicriptofite (Hemicryptophytes)
Non molto comuni, ma presenti in ambienti temperati o praterie aperte.
Caratteri: gemme svernanti a livello del suolo, organi ipogei perennanti moderati, rigenerazione primaverile.
Esempi: alcune specie di Bryonia (Eurasia), specie temperate di Cayaponia.
Geofite (Geophytes) – specie con organi sotterranei perennanti
Molte specie tropicali aride formano tuberi, cormi o caudici ipogei.
Caratteri: parte epigea annuale o stagionale, grandi radici tuberose di riserva, resistenza prolungata alla siccità.
Esempi: Ibervillea sonorae, Gerrardanthus macrorhizus, Zehneria spp. Caudiciformi, Cucumis prophetarum.
Importanti nella fitogeografia dei deserti del Nordamerica e Africa.
Fanerofite (Phanerophytes) – liane o piante arborescenti
Sono frequenti nelle foreste tropicali e rappresentano la forma ancestrale nella famiglia.
Fanerofite lianose (woody or herbaceous lianas)
La forma di vita naturalmente più frequente nella famiglia, soprattutto nella sottofamiglia Nhandiroboideae.
Caratteri: fusti perenni, legnosi o erbacei, viticci ascellari, crescita indeterminata, gemme svernanti sopra 25 cm.
Esempi: Gomphogyne, Hodgsonia macrocarpa, Luffa spp., Sicyos, Melothria, Cyclanthera
5b. Fanerofite arborescenti (tree-like phanerophytes) – rare
Un caso unico nella famiglia.
Esempio iconico: Dendrosicyos socotranus, detto cucumber tree di Socotra.
Caratteri: tronco legnoso massiccio, chioma apicale, nessun viticcio, adattamento estremo a climi aridi costieri.
6) Nanofanerofite o suffrutici rampicanti (subshrubby phanerophytes)
Specie in cui la base è lignificata e perenne, mentre i fusti sono annuali e rampicanti.
Esempi: Bryonia dioica, Cayaponia quinqueloba,
Molto comuni in ambienti temperati.
FORMA DI CRESCITA
Piante erbacee, spesso con fusti lunghi, prostrati o rampicanti. Aspetto generalmente vigoroso e molto foglioso. Frutti vistosi e spesso molto grandi. Tricomi irrigiditi conferiscono ruvidità agli organi.
Rampicanti con viticci (tendrillate vines)
La forma di crescita più caratteristica e dominante della famiglia.
Caratteri: Fusti erbacei o leggermente sublegnosi. Presenza di viticci ascellari, generalmente ramificati nelle Cucurbitoideae. Crescita indeterminata, spesso molto vigorosa. Capacità di arrampicarsi su strutture verticali naturali (alberi, cespugli) o artificiali.
Esempi: Cucumis sativus (cetriolo), Cucurbita pepo (zucchina/zucca rampicante), Luffa cylindrica,Sicyos, Cyclanthera, Marah, Melothria
Ruolo evolutivo: La rampicazione è considerata lo stato ancestrale per la famiglia. I viticci derivano da rami modificati, non da foglie.
- Liane legnose o sublegnose (woody or subwoody lianas)
Meno comuni, ma fondamentali per comprendere le linee basali.
Caratteri: Fusti legnosi persistenti. Crescita molto lunga, anche >20 m in specie tropicali. Viticci spesso semplici (non ramificati) nelle linee più basali.
Esempi: Hodgsonia macrocarpa, Gomphogyne spp., Gerrardanthus macrorhizus, Cayaponia (alcune specie)
Note evolutive: Presente soprattutto nella sottofamiglia Nhandiroboideae.
- Erbacee annuali non rampicanti (self-supporting herbs)
Un gruppo derivato: molte specie coltivate selezionate dall’uomo presentano fusti brevi ed eretti o semiprostrati.
Caratteri: Fusti carnosi, non sempre sviluppati. Assenza di viticci o viticci poco funzionali. Accrescimento rapido → ciclo annuale.
Esempi: Molte cultivar di Cucurbita pepo (zucchine compatte), alcune linee di Cucumis melo e Citrullus lanatus, Ecballium elaterium tende a non arrampicarsi, pur avendo tratti rampicanti ancestrali
Significato: Forma spesso derivata dalla domesticazione, non un tratto ancestrale.
- Piante prostrate o striscianti (creeping / prostrate vines)
Molte cucurbitacee, pur dotate di viticci, non li usano per arrampicarsi e formano tappeti sul suolo.
Caratteri: Lunghi fusti ad accrescimento orizzontale. Internodi lunghi. Capacità di radicare ai nodi (in alcune specie).
Esempi: Cucurbita maxima, Cucurbita moschata, Benincasa hispida, Citrullus spp. (anguria, african melon)
Ecologia: Adattamento alle praterie aperte e agli ambienti aridi, dove arrampicarsi è impossibile.
- Piante arborescenti (tree-like forms)
Una delle forme più sorprendenti della famiglia.
Caratteri: Unico tronco legnoso eretto, non rampicante. Chioma apicale. Assenza di viticci. Radici grasse e adattamenti xerofitici.
Esempio iconico: Dendrosicyos socotranus, “cucumber tree” (Socotra)
Importanza: Forma altamente derivata e specializzata, risultato di evoluzione in ambienti estremi (zone aride costiere tropicali).
- Geofite tuberose (tuberous geophytes)
Molte specie selvatiche sviluppano radici tuberose enormi come riserva di acqua e nutrienti.
Caratteri: Radici ingrossate a forma di cormi o caudici. Parte aerea stagionale (decidua nella stagione secca). Viticci spesso presenti ma poco sviluppati.
Esempi: Ibervillea sonorae, Gerrardanthus macrorhizus (caudice spettacolare), Cucumis humifructus
Utilità ecologica: Permettono di vivere in ambienti desertici con cicli annuali brevi.
- Chamaephyte e nanofanerofite
Alcune specie di ambienti costieri o aridi crescono basse, formando piccoli cespugli o portamenti simili a sottarbusti.
Esempi: Acanthosicyos horridus (Namibia) → forma simile a un groviglio spinoso di rami.
- Epifite o quasi-epifite (rare)
Non vere epifite, ma alcune specie scalano alberi e possono germinare in anfratti.
Esempi: Alcune Trichosanthes e Gynostemma in foreste tropicali asiatiche.
Ricapitolazione generale
Forme ancestrali: Rampicanti con viticci semplici, Liane legnose
Forme derivate: Rampicanti con viticci ramificati (Cucurbitoideae), Prostrate / striscianti, Erbacee autoportanti annuali, Geofite caudiciformi, Forme arborescenti (uniche, p.es. Dendrosicyos), Chamaephyte adattate a deserti, False-epifite tropicali.
Rete Trofica
Importanti produttori primari in ecosistemi disturbati o aperti. Fonte alimentare per insetti impollinatori (api, bombi, coleotteri), erbivori (mammiferi, rettili), frugivori (uccelli, mammiferi). Molte specie selvatiche contengono composti antinutrizionali o tossici che modulano la pressione degli erbivori.
Rete Ecologica (Simbiosi micorrizica, Impollinazione, …)
Impollinazione entomofila, spesso esclusivamente da Api domestiche (Apis mellifera), Bombi, Api solitarie specializzate (Peponapis, Xenoglossa). molte specie dipendono fortemente da impollinatori: la cascola dei frutti aumenta senza impollinazione adeguata.
Simbiosi del suolo con micorrize arbuscolari, batteri promotori della crescita. Ruolo di specie pioniere nelle aree disturbate. Alcune specie (Bryonia) fungono da ospiti per numerosi fitofagi e predatori naturali.
Economia
Agricoltura (Superfici coltivate e Produzioni)
Le Cucurbitaceae comprendono colture fondamentali:
- Cucurbita pepo, C. maxima, C. moschata → zucche, zucchine
- Cucumis sativus → cetriolo
- Cucumis melo → melone
- Citrullus lanatus → anguria
- Lagenaria siceraria → zucca a fiasco (per utensili)
- Luffa cylindrica → spugna vegetale
Aspetti agronomici: richiedono suoli fertili, ricchi in azoto e sostanza organica, sono sensibili al freddo, necessitano di impollinatori efficienti. Sensibili a oidio, peronospora, afidi, virosi.
Proprietà Alimentari
Elevato contenuto d’acqua (in melone e anguria >85%). Ricchi di vitamine (A, C), sali minerali (K, Mg), carotenoidi e antiossidanti (β-carotene, licopene),
Semi ricchi in acidi grassi insaturi, proteine (fino al 30-35%), minerali (Fe, Zn). Molte popolazioni tradizionali consumano anche foglie giovani e fiori (es. zucchine).
Proprietà Medicinali
Effetti: diuretici (cetriolo, zucca), antinfiammatori (semi di zucca), antiossidanti (carotenoidi), vermifughi (semi di Cucurbita maxima), tonici e rinfrescanti (anguria). Bryonia dioica e Bryonia alba → usi fitoterapici tradizionali, ma specie tossiche.
Usi Particolari
Lagenaria siceraria: produzione di contenitori, strumenti musicali, utensili.
Luffa cylindrica: spugne vegetali biodegradabili.
Cucurbita spp.: ornamentali, usi culturali e rituali (Halloween, feste tradizionali).
Semi di varie specie → estrazione di oli alimentari e cosmetici.
Radici e frutti di specie selvatiche usati nella medicina tradizionale o come insetticidi naturali.
La famiglia delle Cucurbitaceae rappresenta un modello eccellente per comprendere l’evoluzione dei fiori unisessuali, la morfologia dei frutti carnosi, le coevoluzioni pianta-impollinatore e le applicazioni agronomiche.
Evoluzione dei fiori unisessuali (diclinia) nelle Cucurbitaceae
Le Cucurbitaceae sono una delle famiglie più importanti per studiare l’evoluzione dei fiori unisessuali, cioè la separazione dei sessi in fiori diversi.
Perché sono un modello ideale
La maggior parte delle specie è monoica: fiori maschili e femminili sulla stessa pianta. Alcune specie sono dioiche: fiori maschili e femminili su piante diverse (Bryonia, Cucumis selvatici). La famiglia mostra tutte le transizioni possibili: forme ermafrodite → andromonoiche → ginomonoiche → monoiche → dioiche. Questo gradiente evolutivo permette di osservare in tempo reale la modularità del fiore e il controllo genetico della determinazione sessuale.
Meccanismi evolutivi chiave
Nei fiori maschili si sviluppa l’androceo mentre il gineceo è abortito. Nei fiori femminili avviene l’opposto: l’androceo arresta il suo sviluppo. Questo arresto avviene grazie a regolazione ormonale (etilene, gibberelline), geni regolatori della determinazione sessuale, plasticità ambientale (fotoperiodo, temperatura, nutrienti).
Perché è interessante?
Mostra come la selezione naturale favorisca l’outcrossing e riduca l’autofecondazione. È un esempio di come un’unica architettura fiorale possa generare funzioni diverse tramite inibizione differenziale degli organi riproduttivi.
Morfologia dei frutti carnosi: il peponide
Le Cucurbitaceae sono fondamentali per capire l’evoluzione dei frutti carnosi grazie al loro frutto tipico: il peponide. Cos’è il peponide? È un tipo di bacca modificata caratteristica delle cucurbitacee, con Ovario infero (carattere cruciale), Pericarpo indurito esternamente (epicarpo), Mesocarpo carnoso e ricco d’acqua (parte edibile), Endocarpo membranoso.
Perché è un modello ideale?
Dimostra il ruolo dell’ovario infero.
Lo sviluppo del frutto avviene da un ovario completamente fuso con il ricettacolo, che contribuisce alla scorza. Questo aiuta a comprendere l’evoluzione della protezione dei semi, i meccanismi di fusione epigina, l’interazione fiore-frutto.
Mostra una grande variabilità morfologica.
Dal cetriolo alla zucca, dal melone alla luffa, le Cucurbitaceae mostrano come cambiamenti minori nei geni regolatori del frutto portino a enormi variazioni di forma, colore, dimensione e consistenza.
Sono un modello per la domesticazione.
Le zucche e i meloni mostrano chiaramente come la selezione umana abbia aumentato le dimensioni del frutto, ridotto l’amaro (cucurbitacine), modificato colore, forma e dolcezza.
Dal punto di vista evolutivo i frutti carnosi delle cucurbitacee rappresentano un esempio di evoluzione spinta da frugivori (dispersori dei semi), selezione umana, interazioni ecologiche con erbivori e microbi.
Coevoluzioni pianta–impollinatore
Le Cucurbitaceae sono eccellenti per studiare la coevoluzione perché il loro successo riproduttivo dipende da un sistema di impollinazione molto specializzato.
Dipendenza dagli impollinatori
Quasi tutte le specie sono obbligatoriamente entomofile i fiori sono grandi, vistosi, gialli, producono grandi quantità di polline e nettare, hanno antere tortuose che rilasciano il polline in modo graduale. La resa dei frutti in agricoltura dipende in modo cruciale dalla qualità dell’impollinazione.
Api specializzate “Cucurbit-feeders”
Nei continenti americani esistono api specializzate sulle cucurbitaceae Peponapis, Xenoglossa. Queste api escono all’alba insieme all’apertura dei fiori, sono adattate a entrare nella corolla ampia, raccolgono soltanto polline di cucurbitacee, nidificano nel terreno vicino ai campi di zucche. Questo è un modello classico di coevoluzione mutualistica dove le api dipendono dalla pianta per il cibo, mentre la pianta dipende dall’ape per la riproduzione.
Selezione reciproca
La famiglia mostra fiori più grandi per attirare impollinatori più grandi, maggior produzione di nettare per ricevere maggiore fedeltà dell’ape, antere contorte per permettere un deposito progressivo del polline sul corpo dell’ape. L’impollinatore “modella” la fioritura e la morfologia del fiore, mentre la pianta “modella” il comportamento delle api.
Impatto sull’agricoltura
Specie come Cucurbita pepo e C. moschata aumentano la produzione del 50–80% in presenza di impollinatori specializzati.
Le Cucurbitaceae sono un modello eccellente perché mostrano:
Evoluzione dei fiori unisessuali
→ transizioni complete, controllo genetico e ormonale chiaro, esempi viventi di determinazione sessuale.
Evoluzione dei frutti carnosi (peponidi)
→ enorme diversità morfo-funzionale, ruolo dell’ovario infero, coevoluzione con frugivori e domesticazione.
Coevoluzione pianta–impollinatore
→ dipendenza da api specializzate, morfologia del fiore adattata, relazioni mutualistiche facilmente osservabili.
La loro importanza economica globale le rende uno dei gruppi vegetali più studiati e coltivati al mondo.
