Il ciclo dello Iodio

Lo iodio (I) è un elemento essenziale per la biosfera, seppure presente in concentrazioni relativamente basse. Il suo ciclo biogeochimico è fortemente guidato dall’oceano, dalla chimica redox e da processi bioticamente mediati.

A differenza di cicli come azoto o zolfo, il ciclo dello iodio non è fortemente sedimentario: è un ciclo aperto, dominato da scambi rapidi tra oceano e atmosfera.

 

Speciazione principale dello iodio nelle sfere terrestri

Lo iodio può esistere in numerosi stati di ossidazione, ma in ambiente naturale le forme principali sono:

  • Ioduro (I⁻) – forma ridotta, altamente solubile
  • Iodato (IO₃⁻) – forma ossidata, tipica delle acque oceaniche profonde
  • Iodio molecolare (I₂) – forma volatile
  • specie organo-iodate volatili, prodotte biologicamente: metil-ioduro (CH₃I), diiodometano (CH₂I₂), altri iodocarburi

Serbatoi globali (sfere)

Litosfera – Contiene la maggior parte dello iodio totale, ma fortemente immobilizzato in minerali (es. iodargirite). Parte liberata da meteorizzazione → trasporto fluviale → oceano.

Idrosfera (dominio principale) – Oceano = serbatoio dominante dello iodio biodisponibile. Concentrazione tipica: 0.45–0.55 μM. Speciazione verticale: superficiale: ioduro (I⁻), profonda: iodato (IO₃⁻).

Atmosfera – Piccolo serbatoio, ma fondamentale per flussi di iodio verso la terra, chimica dell’ozono, formazione di aerosol (particelle di I₂Oₓ)

Biosfera – Batteri marini, fitoplancton, macroalghe = motore biologico del ciclo. Organismi terrestri: piante acquisiscono I soprattutto da aerosol/precipitazione.

Pedosfera – Concentrazioni variabili, spesso basse: competizione con ossidi di Fe/Al, forte adsorbimento su sostanza organica del suolo, Suoli lontani dal mare = carenti.

Flussi tra i serbatoi

Dalla litosfera all’idrosfera – Meteorizzazione delle rocce → rilascio di ioduro/iodato.  Trasporto fluviale (modesto rispetto all’oceano).

Idrosfera → Atmosfera – Processo cruciale: l’oceano rilascia iodio sotto forma di: I₂ (via fotochimica); CH₃I, CH₂I₂, CH₂ICl (via biologica); Ioduro su aerosol marini.

La produzione biologica è dominata da: fitoplancton, macroalghe brune (es. Laminaria), batteri marini.

3.3. Atmosfera → Terra – Lo iodio ritorna attraverso deposizione secca (aerosol), deposizione umida (pioggia). È la fonte principale di iodio per: suoli interni, ecosistemi terrestri, agricoltura.

3.4. Suolo → Piante → Animali – Lo iodio nel suolo esiste spesso sotto forma organo-iodata o adsorbita, e la sua disponibilità dipende da pH (solubilità massima pH 5–6), competizione con ossidi di Fe e Al, stabilizzazione nella sostanza organica.

Chimica redox dello iodio

Lo iodio naturalmente assume principalmente tre stati di ossidazione in ambiente acquoso:

  • I⁻ (ioduro, -1)
  • I₂ (iodio molecolare, 0)
  • IO₃⁻ (iodato, +5)

Reazioni principali

  1. Ossidazione: I⁻ → I₂ → IO₃⁻ (mediata da O₂, ozono, HOCl e da processi fotochimici).
  2. Riduzione: IO₃⁻ → I₂ → I⁻ (mediata da sostanza organica, H₂S, Fe²⁺, microbi).

Speciazione verticale oceanica

  • Superficie: I⁻ prodotto dalla riduzione dell’iodato da parte di batteri e fitoplancton, + fotolisi.
  • Profondità: IO₃⁻ regenerato dall’ossidazione abiotica o microbica.

Ruolo biologico e microbico dello iodio

In ambiente marino – Lo iodio è essenziale per antiossidazione nelle alghe brune, fotoprotezione, sintesi di composti organo-iodati volatili.

Batteri e fitoplancton riducono IO₃→ I⁻. Questo processo è fondamentale per il controllo del ciclo marino dello iodio, il flusso verso la troposfera.

Ruolo dell’atmosfera e chimica dell’ozono – Le specie iodurate volatili influenzano la chimica atmosferica:

  1. Distruzione dell’ozono troposferico – I· + O₃ → IO· + O₂; IO· + O → I· + O₂;
    → perdita netta di ozono
  2. Formazione di aerosol ultrafini – I₂Oₓ, IO₃⁻ → implicazioni climatiche e nucleazione delle nubi
  3. Trasferimento di iodio agli ecosistemi terrestri

Il ciclo dello iodio nei suoli

Ingressi – deposizione atmosferica, fertilizzanti iodati (rari), acqua di irrigazione

Processi chiave – adsorbimento su sostanza organica e ossidi di Fe/Al, trasformazioni microbiche, volatilizzazione biologica (minore che in mare), lisciviazione (in suoli poveri di sostanza organica).

Perdita – dilavamento verso falda e corsi d’acqua

Bioaccumulo e catene trofiche – Le piante lo accumulano soprattutto come ioduro. Le alghe marine brune possono contenere fino allo 0,1% in peso secco di iodio. Gli animali lo accumulano principalmente nella tiroide (vertebrati).

Aspetti antropici – uso dello iodio in medicina (antiseptici, radioisotopi); arricchimento del sale da cucina; scarichi industriali; impatto limitato rispetto ad altri cicli (N, P, S).

Sintesi del ciclo

  1. Litosfera → Oceano (erosione, trasporto fluviale)
  2. Nell’oceano → trasformazioni redox + produzione biologica di iodio volatile
  3. Oceano → Atmosfera (volatilizzazione)
  4. Atmosfera → Terra (deposizione)
  5. Suolo → Piante → Animali
  6. Ritorno all’oceano (dilavamento, erosione)